Il bloqueo in corso oramai da sessant’anni contro Cuba e il suo popolo costituisce sotto ogni aspetto una brutale violazione del diritto internazionale e di ogni elementare senso di giustizia. Il governo statunitense, all’epoca guidato da “Ike” Eisenhower, applicò misure punitive di limitazione degli scambi, ben presto estese anche ad alimenti e medicinali. Il tentativo, com’è noto, era quello di costringere con la forza il popolo cubano a recedere dalla scelta del socialismo e ad adeguarsi al dominio imperiale, che da fine Ottocento vedeva l’isola alla stregua di una vera e propria colonia.

Si sono succeduti, nel frattempo, altri undici presidenti alla Casa Bianca e presto, si spera, ce ne sarà un dodicesimo, ma il popolo cubano è sempre lì, incrollabile nelle sue scelte rivoluzionarie e intento a un miglioramento costante della propria società, come dimostrato recentemente dall’approvazione della nuova Costituzione al termine di un capillare processo di consultazione democratica.

L’iniquità del bloqueo è nota da tempo, ma è emersa con forza irresistibile nei mesi scorsi, quando Cuba, impegnata a combattere la pandemia Covid inviando il proprio personale sanitario inquadrato nelle brigate mediche in moltissimi Paesi, tra cui per la prima volta anche nel nostro Paese e in Spagna, veniva pugnalata alle spalle da provvedimenti che impedivano a materiale sanitario essenziale di arrivare nell’isola.

Lombardia e Piemonte, e il resto d’Italia, hanno potuto in quei mesi difficili, quando la pandemia faceva ogni giorno centinaia di vittime e i posti in terapia intensiva erano finiti, toccare con mano la disponibilità e l’umanità di medici e infermieri cubani, che si sono prodigati per molte settimane a curare i malati ricoverati a Crema e a Torino. Il reparto scelto dell’internazionalismo sanitario cubano, la brigata “Henry Reeves”, ha operato con successo nelle situazioni all’epoca maggiormente colpite dal virus, salvando centinaia di vite umane e testimoniando in modo esemplare ideali realmente universalistici e umanitari.

Occorre oggi rispondere alla solidarietà con la solidarietà e prendere posizione in modo netto contro il bloqueo. Così farà del resto l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, chiamata per l’ennesima volta a pronunciarsi, praticamente all’unanimità, coi soli voti contrari di Usa e Israele e forse qualche Microstato del Pacifico, contro il bloqueo, ravvisandovi una grave violazione del diritto internazionale, che colpisce al tempo stesso i diritti umani della popolazione cubana e la libertà di commercio, che pure a parole dovrebbe costituire uno dei grandi principi dell’attuale ordine internazionale.

Che aspettano i presidenti e gli altri organismi politici delle Regioni soccorse a prendere posizione a favore di Cuba? Che aspetta il governo Conte a pronunciarsi chiaramente contro il bloqueo condannando la politica statunitense? Che aspetta il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio a fare altrettanto? La politica statunitense contro Cuba, dopo qualche attenuazione introdotta all’epoca della visita di Obama, sembra essere tornata ai tempi peggiori.

Mentre Mike Pompeo riesuma la dottrina Monroe, in virtù della quale l’insieme del continente americano dovrebbe essere attribuito al dominio statunitense, Donald Trump e la sua amministrazione hanno introdotto nuove sanzioni, destinate in modo mirato ad aggravare le sofferenze di una popolazione che oggi sta combattendo, con successo, contro il Covid, ma che per effetto del bloqueo deve subire nuove ingiustificate restrizioni nel proprio tenore di vita quotidiana. Analoghe misure punitive continuano del resto ad essere applicate, contro la richiesta esplicita formulata dal Segretario generale delle Nazioni Unite, anche ad altri Stati, nonostante il Covid. Per limitarsi al continente americano si tratta di Nicaragua e Venezuela.

Il Premio Nobel per la pace proposto ai medici cubani avrebbe indubbiamente l’effetto di formalizzare la gratitudine dell’intera comunità internazionale all’azione umanitaria che, in esecuzione dei principi internazionalisti confermati dall’art. 16 della nuova Costituzione cubana, afferma fra l’altro – alla sua lettera G – l’impegno di Cuba a difendere e proteggere il godimento dei diritti umani, tra i quali per ovvi motivi quello alla salute, che costituisce uno dei più fondamentali e la premessa necessaria per godere di tutti gli altri. Occorre quindi seguire l’esempio della sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, e chiedere che il Nobel sia consegnato ai medici cubani.

Per tutti questi motivi è molto positivo che si sia svolta oggi in piazza Santa Prisca all’Aventino, nei pressi dell’Ambasciata cubana, una affollata e combattiva manifestazione che vuole costituire una nuova dimostrazione di affetto umano e sostegno politico da parte del popolo italiano nei confronti di Cuba. Ma ce ne saranno sicuramente molte altre.

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