Un paio di giorni fa ho finalmente trovato il tempo di guardare il documentario Netflix di cui parlano tutti: The social dilemma. L’ho fatto con iniziale scetticismo, molti esperti del settore dicevano di essere rimasti delusi. Alla fine, l’ho consigliato a tutti i miei conoscenti e ho anche disattivato tutte le notifiche non indispensabili dal mio smartphone (vedetelo!).

E’ con questa premessa che mi sento di dire: auguri, Instagram! Ora che compi dieci anni mi rendo conto che sei tu il mio vero “dilemma social”, perché davvero non so cosa pensare su di te. Mi hai fatto conoscere tante bellissime realtà, fotografi straordinari (salvo poi bloccare la possibilità di conoscerne altri, come ho raccontato un anno fa), hai ispirato i miei viaggi con immagini mozzafiato scattate da droni o avventurieri, mi hai convinto a intraprendere tour gastronomici lungo tutto lo stivale con l’hashtag #foodporn e sei riuscito a farmi scoprire che esiste un moda decente anche oltre la 46, soprattutto se realizzata da sarte e artigiane che sono riuscite a farsi conoscere proprio grazie a te e alla tua casa madre Facebook, che continua a stanziare soldi per sostenere le piccole e medie imprese.

Poi, però, certe notti, quando prima di dormire scorro le tue storie per una mezz’oretta come un tempo guardavo Il commissario Rex in tv per addormentarmi, mi sembra che anche tu abbia limiti che non riesco a superare: vedo la Ferragni che parla del nuovo figlio in arrivo e Fedez che parla del nuovo figlio e risponde alla Ferragni e poi la sorella della Ferragni che riposta Fedez che riposta la Ferragni che riposta la sorella con il primo figlio che tiene in mano una ecografia di un feto col commento della madre e il meme sulla faccia del padre. E poi i commentatori che commentano la Ferragni che commenta e un altro che risponde all’articolo del giornale e del sito di gossip che mio padre al mercato comprò.

O ancora, una influencer con la sua beauty routine con i prodotti migliori del mondo, poi un’altra con altri prodotti migliori di sempre pure lei “perfette per la mia pelle”. E le tisane drenanti e lo shampoo illuminante e i biscotti e le challenge per la festa dei nonni e i viaggi #supplied o i regali #gifted o le sponsorizzazioni #adv e le case con piscina comprate coi soldi dei social e le barche tirate fuori dal garage per le vacanze Covid-19 e il giornalismo su “Instagram” che tutti applaudono ma che è pieno di marchette e privo di senso critico solo che nessuno lo sa e finisce così la magia.

Mio caro Instagram, diciamocelo: dopo dieci anni la nostra relazione è in crisi. Non mi permetti neanche più di vedere cosa seguono o a cosa mettono like i miei contatti, che era così divertente! Centinaia di uomini inconsapevoli che davano centinaia di cuoricini al giorno a fondoschiena effettivamente rilevanti ma anche gli apprezzamenti dei follower per le strategie social di musei o iniziative benefiche. Hai preferito chiudermi nella tua bolla, farmi vedere solo ciò che tu e le mie preferenze credevate mi piacesse di più.

Quando poi ho scaricato Tik Tok hai provato a riconquistarmi con i Reels ma nei Reels vedo quasi sempre i video di Tik Tok, forse perché gli influencer e gli utenti si annoiano a fare un video diverso per ogni piattaforma che tanto li pagano uguale.

Così guardo i tuoi numeri oggi e resto sorpresa: da quando Zuckerberg ha capito, nel 2012, che eri il futuro dei social network e ti ha pagato quasi un miliardo di dollari per surclassare la concorrenza (pratica che l’Antitrust ancora gli rinfaccia), non hai smesso di crescere: hai oltre un miliardo di utenti a livello globale e secondo le stime solo in Italia sono 20 milioni, metà uomini e metà donne che stanno online una media di 7 ore al mese. Cresci con regolarità, circa il 14 per cento l’anno, ma senza picchi.

Perché, diciamocelo, di picchi non ne hai più molti. Come accade a tutti, siamo entrati in un periodo di stasi. Fine della novità, fine dell’innamoramento, troppi difetti e compromessi da accettare. Un celebre giro di parole, oggi, direbbe che forse “il problema non sei tu, sono io” mentre famosa canzone direbbe che ogni social è ormai “solo una copia di mille riassunti”.

Io preferisco pensare che, come il mio ex, Facebook, anche tu ormai sei diventato maturo e starti accanto è una scelta (con la consapevolezza che è sempre colpa vostra se la posta si alza continuamente). Potrei farla, ma la vera domanda è: io, oggi, cosa ci guadagno?

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