Al Senato il dialogo con i giallorossi, in Provincia al governo con la Lega, a Bolzano in appoggio al centrosinistra, a Merano “neutrale” e a Laives in trattativa – ora congelata – con il centrodestra. Le elezioni comunali in Alto Adige stanno ridisegnando la geografia del potere che gravita intorno alla Südtiroler Volkspartei, ancora dominus della politica provinciale ma questa volta nella veste di ago della bilancia, che pende un po’ da una e un po’ dall’altra parte. Domenica 4 ottobre a Bolzano (seggi aperti dalle 7 alle 21) si vota per il ballottaggio: gli elettori del capoluogo dovranno scegliere tra la conferma di Renzo Caramaschi (centrosinistra) e la novità Roberto Zanin, candidato del centrodestra. L’appoggio esplicito della Svp al sindaco uscente, in continuità con la giunta precedente, ha indispettito non poco i vertici locali del centrodestra e della Lega. Cristian Bianchi, confermato sindaco a Laives, ha interrotto ogni trattativa per l’ingresso della Stella alpina in giunta comunale. “La Lega non perdona“, ha scritto Alessandro Savoi, presidente della Lega Salvini Trentino. Nel puzzle di alleanze si inserisce pure il ballottaggio a Merano, la seconda città della Provincia, dove per la prima volta la Svp è rimasta fuori dal secondo turno nonostante la maggioranza degli abitanti sia di madrelingua tedesca. La sfida è tra l’uscente Paul Rösch (Verdi) e l’avvocato Dario Dal Medico, ex Forza Italia, candidato delle liste civiche con un forte orientamento verso il centrodestra. In questo caso la Svp, un po’ a sorpresa, si è dichiarata “blockfrei“, lasciando libertà di voto ai suoi elettori.

A Bolzano Caramaschi ha incassato il sostegno ufficiale della Svp: accanto al suo nome ci sarà anche il simbolo del partito popolare sudtirolese. Con i 16 seggi del centrosinistra e i 7 della Svp si arriva giusto ai 23 consiglieri su 45 che servono per avere la maggioranza, basterà l’appoggio di un’altra lista per governare tranquillamente. Al primo turno tra il sindaco uscente e Zanin è finita praticamente in parità. Segno che il primo cittadino Pd non ha convinto a pieno i bolzanini nei suoi 5 anni di governo. Il centrodestra però, dopo aver scelto una figura ad hoc, un volto moderato e dialogante, poteva aspettarsi di più sulla scorta del 27,8% preso dalla Lega in città alle provinciali 2018. Il Carroccio invece si è fermato al 13,4% dei consensi. L’appoggio della Svp da solo – stando ai voti di lista del primo turno – pesa un 14,8%. Salvo stravolgimenti, la rielezioni di Caramaschi appare blindata.

L’appoggio al centrosinistra nel capoluogo è stato preannunciato dall’Obmann della Svp, Philipp Achammer, praticamente un secondo dopo la chiusura delle urne al primo turno. Una scelta blindata e ribadita più volte nei giorni scorsi. Ufficialmente il motivo non è solo la continuità nel governo della città, ma anche il veto su Fratelli d’Italia, presente nella coalizione di Zanin. La Stella Alpina continua a ritenere FdI un partito con cui non poter stringere alleanze. Il tabù però è già caduto con la Lega, con cui la Svp governa in Provincia e dialogo a livello regionale. Ecco perché nel centrodestra in molti confidavano in una posizione neutrale. La prima conseguenza di questa scelta ha riguardato Laives, Comune vicino a Bolzano. “Per rispetto a un’area politica importante, la Svp avrebbe dovuto mantenersi neutrale e rimettersi alla decisione degli elettori”, ha spiegato il sindaco rieletto Bianchi, che ha immediatamente sospeso le trattative con la Volkspartei. Il commento più duro è arrivato dalla vicina Trento: “Poi però faremo i conti con voi. Non si può stare in Regione e in Provincia di Bolzano con noi del centrodestra e magari a Bolzano, se per disgrazia vince Caramaschi, con i comunisti. Il tempo dei doppi giochi è finito cara Svp. La Lega non perdona”, ha scritto su Facebook Alessandro Savoi, presidente del Carroccio in Trentino e storico consigliere provinciale della Lega.

Intanto però, lo stesso Carroccio potrebbe ritrovarsi in maggioranza con la Svp a Merano. Se a Bolzano la Stella Alpina ha messo il suo simbolo vicino a quello dei Verdi, nella seconda città della Provincia invece non ha voluto appoggiare il sindaco del movimento ecologista, che pure è di madrelingua tedesca. Dall’altra parte c’è Dal Medico – candidato italiano – e il centrodestra. La Svp si è dichiarata neutrale perché è divisa al suo interno, come ha dimostrato Karl Freund, Fraktionssprecher in Consiglio comunale: “Domenica voto per Dario Dal Medico, perché l’economia ha bisogno di concessioni chiare”. La presa di posizione ha scatenato la dura reazione di Bruno Hosp, grande vecchio della Svp che ha accusato il partito di “mettere a rischio la propria credibilità” e sacrificare i valori etnici e culturali agli interessi economici e politici. Lo strappo è talmente forte che è dovuto intervenire Karl Zeller, assicurando che la Svp “con i suoi 8 seggi nel consiglio municipale garantirà anche che i partiti nazionalisti di destra non parteciperanno al governo di Merano”.

Zeller implicitamente fa riferimento solo a FdI. Una maggioranza in consiglio comunale formata dalla coalizione di Dal Medico, più Svp e Lega – che avrebbe 20 seggi su 36 – consentirebbe anche alla Volkspartei di assicurarsi i tre assessorati che spettano alla rappresentanza di madrelingua tedesca dopo l’esito del primo turno. Se invece al governo della città rimanesse Rösch con i Verdi, la Svp si dovrebbe accontentare di avere un solo assessore. Troppo poco per giocare un ruolo chiave in una partita che interessa soprattutto l’ala economica del partito: la riqualificazione dell’areale delle caserme. Su cui nutre un interesse il magnate austriaco René Benko, già protagonista di investimenti e costruzioni di interi quartieri a Bolzano. Ecco perché la Svp a Merano potrebbe non disdegnare un’alleanza con il centrodestra e la Lega. Con il Carroccio già governa in Provincia, mentre a Bolzano spera di tornare in giunta insieme al centrosinistra. Senza dimenticare il dialogo con Roma e con il governo giallorosso, diventato sempre più proficuo soprattutto a Palazzo Madama: la senatrice Julia Unterberger, ex moglie di Zeller, confida di risolvere entro l’anno la questione dei medici tedeschi, ottenendo il via libera a farli esercitare nel privato in Alto Adige. Ecco perché la Svp gioca su più fronti al ballottaggio: da ago della bilancia, difende interessi diversi, ma questa volta mostra anche crepe al suo interno.

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