Una settimana fa, con la registrazione da parte della Corte dei Conti del decreto interministeriale sull’assegnazione di 375 milioni al Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato, la situazione era sembrata finalmente risolta. Ma i soldi non sono ancora arrivati a destinazione. Così, più di 500mila lavoratori artigiani rimasti senza reddito a causa dell’emergenza Covid sono ancora in attesa delle integrazioni salariali per i mesi di maggio, giugno, luglio e agosto. “La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha garantito che le risorse sono in Bankitalia e non ci vorrà molto, ma nel frattempo a Torino un artigiano ha minacciato di darsi fuoco“, racconta a ilfattoquotidiano.it Dario Bruni, delegato di Confartigianato e da luglio presidente del Fondo bilaterale che versa ai dipendenti delle imprese artigiane l’equivalente della cassa integrazione. “Peraltro le risorse previste dal decreto Rilancio non basteranno nemmeno per liquidare tutte le prestazioni dovute fino al 12 luglio: mancano 65 milioni. E altri soldi serviranno per pagare le ulteriori nove più nove settimane di ammortizzatore concesse dal decreto Agosto, sulle quali ancora mancano chiarimenti”.

La Cna attacca quello che definisce “ingiustificato e intollerabile ritardo da parte dei ministeri competenti nel trasferimento delle risorse”, situazione “che ha portato all’esasperazione imprese e lavoratori che dal mese di maggio non ricevono le prestazioni”. Secondo Bruni, il nodo più che dalla volontà politica nasce da “una burocrazia imbarazzante” che prevedetroppi passaggi per l’arrivo a destinazione delle risorse. “Da parte nostra, abbiamo dimostrato di essere molto efficienti visto che il 23 luglio, quando sono arrivati i soldi per aprile e una piccolissima parte delle domande di maggio, abbiamo fatto i bonifici in 24 ore“. L’iter – escludendo i casi delle aziende che per errore hanno chiesto la cig in deroga invece che rivolgersi al Fondo – era stato rapido anche per febbraio e marzo, quando però le prestazioni sono state pagate “con 280 milioni accantonati con le contribuzioni dei nostri associati per garantire ammortizzatori” integrati da 60 milioni stanziati con il cura Italia.

Giovedì intanto Cgil, Cisl e Uil della Toscana hanno proclamato lo stato di agitazione del settore artigiano per protesta contro i ritardi: in regione dopo la fine del lockdown 30mila artigiani sono rimasti in cassa ma nessuno di loro ha percepito più un euro. Se i soldi non arriveranno, lunedì 12 ottobre ci sarà un presidio davanti alla prefettura di Firenze.

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