“Quest’anno io vuole imparare italiano bene”. Le polemiche per l’immagine di un bambino di colore con la sua frase sgrammaticata, contenuta in un testo scolastico, sono proseguite per giorni. E l’accusa agli autori di “scimmiottare con un linguaggio imbarazzante che sembra preso da un pessimo film degli anni Trenta“, avanzata dall’associazione “Educare alle differenze”, ha avuto grande eco sul web e sui giornali. Il fumetto in questione è stato pubblicato sul libro “Le avventure di Leo” (Gruppo editoriale Raffaello), scritto da Alessandra Venturelli, Maila Focante, Tiziana Bernabé, Carolina Altamore. La reazione ha indotto la casa editrice a fare un passo indietro: “Raccogliendo umilmente le tante manifestazioni di indignazione suscitate provvederemo a stretto giro a inviare a tutti i docenti interessati e alle famiglie in possesso del volume un file in formato pdf stampabile a sostituzione della stessa”.

Al netto dell’indignazione e delle prese di posizione che ne sono derivate, ilfattoquotidiano.it ha voluto analizzare l’intero testo, parlandone con le autrici. Non allo scopo di “assolvere” l’immagine, ma per capire perché sia finita in un libro di testo passando indenne a molte revisioni e analisi anche dei docenti. E la ragione di questa sottovalutazione sta proprio qui: il libro, nel suo complesso, mostra una spiccata sensibilità per le questioni legate alla discriminazione non solo dovuta al diverso colore della pelle ma anche al sesso o alla disabilità. Le autrici hanno scelto di dedicare, ad esempio, un’intera pagina al testo “Un amico venuto da lontano” dove la maestra di fronte ai bambini che ridono per la difficoltà linguistica di un compagno dice: “Provate voi ad andare in un Paese dove tutti parlano un’altra lingua?”. Un brano che finisce con le affermazioni di una bambina che spiega: “Spero anch’io che un giorno andrò in Africa, magari solo per vedere se ai bambini africani sembrerò strana con le mie lentiggini e i miei capelli rossi”.

A pagina 46 è dedicato uno spazio proprio all’inclusione con un elenco di frasi che iniziano con “Va bene se…”: “hai il naso lungo, vieni da lontano; hai le ruote; hai gli occhiali; sei magro; sei tondo e morbido”. Una lista che finisce con la seguente frase: “Va bene essere diversi. Ognuno è speciale, importante, unico e tu lo sei. Sai perché? Semplicemente

perché tu sei e vai bene così”. Le autrici dedicano pagine anche alla questione di genere scrivendo la dichiarazione dei diritti dei maschi e delle femmine. A pagina 121, invece, proprio per dare spazio a tutti i popoli descrivono come ci si saluta nel mondo.

Alle accuse le autrici, rispondono così: “Si è alimentata – spiega al FattoQuotidiano.it la coordinatrice del progetto editoriale Alessandra Venturelli – un’inutile polemica de-contestualizzando una pagina. Si è incriminata una vignetta dove il bambino chiede di imparare la lingua proprio per essere più integrato. Purtroppo nessuno è andato a sfogliare le altre pagine per vedere se c’è del razzismo nel nostro progetto”. L’autrice ammette “un’ingenuità” sulla vignetta, ma sulla questione dei pregiudizi precisa: “Sono gli adulti ad avere degli stereotipi, a vivere ancora di reminiscenze del passato. Nessun bambino che ha avuto tra le mani quella pagina del nostro libro si è scandalizzato”.

Dopo essere state travolte dalle polemiche, Venturelli, Maila Focante, Tiziana Bernabé, Carolina Altamore, hanno pubblicato un comunicato ufficiale sulla vicenda: “Vediamo tutti i giorni sui visi dei nostri bimbi questi desideri, la fatica di cogliere qualsiasi messaggio, la motivazione a farcela per essere accolti nel gruppo al pari degli altri bambini, e intanto si esprimono come riescono, con difficoltà, a volte anche come recita testualmente la vignetta. E questo nella realtà scolastica quotidiana non fa indignare, non ci fa pensare ai cliché, quelli sì stereotipati di film e programmi di anni fa sullo “straniero”.

Insomma, la posizione delle autrici rispetto alla vignetta “incriminata” può alimentare ulteriormente il dibattito. Ma se l’immagine, presa da sola, può provocare reazioni contrariate, il progetto, nel suo complesso, non appare in alcun modo discriminatorio.

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