La nuova proposta della Commissione europea sull’immigrazione mostra elementi di “discontinuità”, ma “non c’è quel netto superamento degli accordi di Dublino”. La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, teme che la nuova strada segnata da Palazzo Berlaymont possa presto arenarsi con un accordo al ribasso o, peggio, con un nulla di fatto, dopo che i Paesi del blocco di Visegrád hanno già manifestato la loro contrarietà nei confronti della bozza presentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Così, in audizione al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, la titolare del Viminale spinge perché il processo vada avanti e, anzi, venga ulteriormente potenziato per alleggerire il carico sui Paesi di primo approdo, in particolare quelli dell’area mediterranea: “È di ieri la presentazione da parte della presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, di una nuova goverance europea sulla gestione delle migrazioni – ha detto – Da una prima analisi ci sembra di cogliere da un lato elementi di discontinuità rispetto alle proposte degli anni scorsi, ma non c’è quel netto superamento degli accordi di Dublino e che rimetterebbe sul tavolo le trattative con i ministri dell’Interno d’Europa per una strategia complessiva dell’Ue”. È necessario, ha aggiunto, “il superamento completo dall’attuale sistema che ruota intorno alla responsabilità dello Stato d’ingresso e che non può essere gravato da oneri difficilmente sopportabili”.

Una riforma, quella che auspica Lamorgese, che deve rendere strutturale un sistema di collaborazione e solidarietà europea che, ad oggi, avviene solo parzialmente e per singolo caso. Come ad esempio quello della nave Alan Kurdi che, diretta verso il porto di Marsiglia, nelle scorse ore è stata autorizzata a entrare nelle acque italiane davanti al porto di Arbatax, in Sardegna, a causa delle cattive condizioni del mare: “La nave Alan Kurdi non è adeguata a sopportare un mare molto mosso e hanno chiesto di entrare ad Arbatax e rifugiarsi nella rada – ha continuato la ministra – Abbiamo dato rifugio e abbiamo sentito anche i Paesi europei che hanno dato disponibilità a prenderli tutti (i 125 migranti a bordo, ndr) tranne 25 che dovrebbero rimanere in Italia. Il porto è chiuso, non abbiamo dato il porto, ma se la situazione del mare peggiora verrà data la possibilità di sbarcare ben sapendo che, pur facendo i 14 giorni di quarantena, verranno immediatamente dislocati altrove”.

Inorno alle 18.30, però, la nave ha lasciato lo specchio d’acqua dell’isolotto d’Ogliastra di fronte al porto di Arbatax diretta verso il porto di Olbia, dove attraccherà per far sbarcare i suoi passeggeri dopo il via libera del Viminale. La scelta del governo non è però piaciuta al governatore sardo, Christian Solinas, che ha commentato: “Una decisione presa dal Governo senza consultare la Regione Sardegna alla quale si chiede un ulteriore sacrificio oltre a quelli determinati dai continui sbarchi sulle coste del Sulcis. La concessione dello sbarco nel porto di Olbia ai 125 immigrati a bordo della nave ong, dopo il diniego del governo francese, non è da me condivisa”.

La ministra passa poi a descrivere la situazione italiana, in particolare la gestione dei flussi migratori nel Sud, dove da tutta l’estate si è assistito a numerose richieste di aiuto da parte degli amministratori locali a causa del nuovo aumento degli sbarchi. “Abbiamo cinque navi per la quarantena dei migranti e su queste navi, al 22 settembre, sono presenti 2.238 persone. Abbiamo 14 strutture sul territorio per l’applicazione delle misure anti-Covid”. Contemporaneamente, si punta a svuotare gli hotspot più affollati, in primis quello di Lampedusa: “L’impegno su Lampedusa è stato costante, tra oggi e domani dovrebbe essere svuotato completamente l’hotspot di Lampedusa. Tra stasera e domani tutti quanti potranno trovare collocazione in quelle che sono le navi che abbiamo nell’isola”.

Incrementati anche i rimpatri con la Tunisia, dopo lo stop dovuto all’aggravarsi della situazione coronavirus: “La Tunisia ha dato possibilità di prevedere voli aggiuntivi per un maggior rimpatrio possibile. Oltre ai due a settimana con 40 persone ognuno, da ottobre saranno previsti voli aggiuntivi applicando criteri di massima flessibilità”, ha detto ricordando che comunque, “dopo il necessario periodo di quarantena, i migranti trasferiti dalla Sicilia in altre parti” d’Italia “sono stati 8.400”.

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