Il 17 settembre 2020 l’aeroporto umbro San Francesco (potrebbe chiamarsi altrimenti?) pubblica un comunicato in cui si rivela che Boris Johnson, il premier britannico, è atterrato a Perugia e vi ha trascorso un misterioso weekend del 12 e del 13 settembre. Lo stesso 17 settembre arriva a Perugia l’asso del Barcellona, l’uruguagio Luis Alberto Suarez Diaz, il 33enne attaccante che la Juventus voleva acquistare. Deve sostenere l’esame di italiano al Centro per la valutazione e certificazione linguistica dell’Università per Stranieri.

L’esame, in teoria complesso e piuttosto difficile – rintracciate l’esilarante rubrica che gli dedicò qualche giorno fa Massimo Gramellini – è finalizzato alla procedura per ottenere la cittadinanza italiana e quindi poter essere ingaggiato come giocatore comunitario dal club torinese.

Londra smentisce il viaggio “segreto” di Boris Johnson. Quello di Suarez, invece, è alla luce del sole, immortalato da cameramen e fotografi. Doveva semmai restare segreto l’imbroglio organizzato per promuovere il calciatore. Ma come spesso capita, il diavolo fa le pentole non i coperchi.

Succede infatti che il nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia avesse avviato fin dal 20 febbraio un’indagine sull’ateneo per altri motivi e che, “occasionalmente sono state captate conversazioni dalle quali sono emerse condotte univocamente orientate alla produzione di atti ideologicamente falsi relativi dell’esame del calciatore Suarez”.

“Suarez non spiccica una parola d’italiano, conosce verbi, parla solo all’infinito”, ma, vabbè, deve passare l’esame, “perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1”, cioè il livello di italiano minimo per ottenere la cittadinanza, “ma te pare che lo bocciamo?”… Le intercettazioni sono un mix di comicità e di grottesco, scopriamo che argomenti e domande sono stati concordati prima dell’esame, “una farsa” scrive la Procura di Perugia che ha inviato avvisi di garanzia a rettrice e direttore dell’ateneo nonché a coloro che hanno fatto l’esame col mordace centravanti (noto per i suoi denti aguzzi, come può testimoniare Chiellini…). Persino il voto è stato deciso in anticipo. Una sessione d’esame “ad hoc”. Appunto, una sceneggiata.

Nel linguaggio del calcio si usa spesso la parola “blindare”. Si blinda la difesa. Si blinda il risultato. Ecco, Suarez ha blindato l’esame. Ma l’hanno beccato per simulazione. Vizio sublimato da Neymar. L’arbitro, nella fattispecie la Procura di Perugia, ha esaminato il Var delle intercettazioni e l’ha punito. Espulsione? Si vedrà alla fine dell’inchiesta.

Pure il viaggio di Johnson a Perugia, secondo Downing Street, sarebbe un falso. Il presidente dell’aeroporto – il poltronificio italiano è dovizioso… – ha dichiarato al Telegraph che si sono sbagliati nel comunicato del 17 settembre. Non era Johnson, ma Tony Blair l’illustre passeggero sceso dall’aereo qualche giorno prima. Una versione assai strana, giacché nel comunicato oltre al primo ministro inglese si citava il nome di Blair. Entrambi, comunque, spesso ospiti del capoluogo umbro. La Bbc confermerebbe la visita di Blair, le date tuttavia non coincidono (13/14 settembre).

In un caso e nell’altro, Perugia è finita di nuovo al centro di intrighi e misteri, luogo e referente simbolico dei nostri confusi tempi. Quanto a politica e pallone, spesso sono associate, non soltanto lessicalmente (“Bar Sport, quando la politica va nel pallone”, titolo di un libro di Giorgio Triani), come ironizzava Umberto Eco nelle sue chiacchiere sportive.

Dimenticavo: avrei dovuto parlare del Milan, che ha ripreso il campionato così come lo aveva finito: vincendo e convincendo, con doppietta dell’immane Ibrahimovic che compirà 39 anni il prossimo 3 ottobre. Il Milan di lunedì 21 ha fatto giocare, comprese le sostituzioni, quattro italiani, due spagnoli, un danese, un turco, un ivoriano, un croato, un brasiliano, un francese, un belga, un algerino, uno svedese. Una maglia rossonera per undici nazionalità. Mille spettatori a San Siro, una farsa tale e quale l’esame d’italiano di Suarez e il viaggio a Perugia di Boris Johnson. Xe pèso el tacòn del buso, è peggio la toppa del buco.

Per fortuna, ad illuminare il prato dello stadio, le invenzioni di Zlatan. Che è come il Barolo. Migliora, invecchiando. Lui dice però di sentirsi come Benjamin Button, il curioso caso di un uomo che invecchiando ringiovanisce. Scorrere il tempo al contrario, un sogno che potrebbe diventare una maledizione. Per i portieri avversari…

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