Sofisticato, sornione, misurato, magnetico. L’attore franco britannico Michael Lonsdale è morto la scorsa notte a Parigi ad 89 anni. In Italia sarà ricordato soprattutto per la parte dell’Abate Abbone di Fossanova nel film Il Nome della rosa, figura che trama nell’ombra assieme a Malachia e a padre Jorge de Burgos per sviare le indagini di Guglielmo da Baskerville. Lonsdale, invece, è stato uno dei più grandi attori europei tra gli anni cinquanta e duemila al cinema, arrivando, tra un Bunuel, Malle, Zinneman, anche alla vetta di un villain della serie 007. Quel Moonraker – Operazione Spazio, con Roger Moore nei panni di 007 e Lonsdale in quelli del cattivo Hugo Drax, un miliardario folle che vuole sterminare l’umanità usando il gas nervino.
Figura alta, arcuata, ben piantata a terra, voce flessuosa e capace di sussurri e improvvise impennate, è passato da un ruolo all’altro con disinvoltura e credibilità rimanendo, come tutte le grandi star, sempre se stesso. Lonsdale era come abituato ai ruoli secondari ricoperti in diversi film di Orson Welles e Francois Truffaut, di Claude Sautet e James Ivory, ruoli che spesso rubavano la scena ai protagonisti. Oltretutto con la sua silhouette pingue, con quella sua capacità di incarnare una trafelata ossequiosità e un regale disprezzo, è stato appunto abate nel film di Annaud tratto dal romanzo di Eco, poi cardinale (Galileo di Losey), e monaco in Uomini di Dio di Xavier Beauvois nel 2010.
Fulminato dal teatro di Strindberg, poi interprete di Brecht e soprattutto di Samuel Beckett che nel 1966 supervisionò di persona la piece Comedy con Lonsdale sul palco come protagonista ebbe il suo primo grande ruolo in un film in coabitazione con altri tre colleghi francesi nella commedia di Jean-Pierre Mocky, Snobs. Film che venne bloccato dalla censura in quanto offensivo verso la Chiesa e l’esercito, ed apparizione eccentrica che fa il paio con quella ne Il fantasma della libertà di Bunuel (1974) quando Lonsdale si fa frustare le chiappe in un’intramontabile sipario sadomaso. Le Monde ha scritto per ricordarlo: “Questo attore proveniente dall’altrove che sembrava incarnare una certa condizione umana guardandola dall’esterno, come se non gli appartenesse davvero. E questo è senza dubbio il vero segreto del suo genio”.

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