Verrebbe, come lo scorso anno dopo le elezioni a Firenze, di citare il proclama del maresciallo Diaz, ma sarebbe scontato. Le elezioni regionali in Toscana però questa volta contengono qualcosa di più interessante: la “pasionaria” Susanna Ceccardi, incarnazione della linea di Matteo Salvini, è stata battuta – con numeri che diventano sempre più netti, dal pacioso Eugenio Giani.

Il Pd stacca pesantemente la Lega che rispetto alle Europee qui lascia sul terreno una decina di punti. Il bis, quasi in fotocopia, delle Regionali in Emilia Romagna. Salvini, sostenuto dal solito stuolo di coreuti travestiti da asettici commentatori, aveva dato per sicura la vittoria. Stesso brusco risveglio.

In Toscana non ha perso Susanna Ceccardi – che tornerà al suo seggio di Strasburgo – ma ha perso il Capitano ed è il secondo ko. La sua linea di attacco frontale ancora una volta è stata bocciata.

Ma la cosa più pericolosa per lui non è la sconfitta in Toscana, ma la vittoria plebiscitaria di Luca Zaia, la cui lista in Veneto superare di volata quella della Lega. Sono in molti ad aspettarli al varco e il varco adesso Matteo Salvini sembra averlo davvero imboccato.

Giorgetti, Zaia e non solo loro lo aspettano dal Papetee per chiedergli il conto non solo del mojito, ma di una linea politica arrogante, per molti versi stupidamente pericolosa che punta tutti sulla paura e pare incapace di una proposta politica. Una linea quella dell’odio e della paura sulla quale Salvini si trova una competitor agguerrita come la Meloni. Un terreno quello del fascio populismo che non paga almeno nelle urne, in un momento di crisi dove i cittadini chiedono guide politiche credibili. Salvini ancora una volta ha dimostrato che non bastano i tweet: forse dopo stasera sono sempre di più quelli che cominciano a pensarlo anche nei corridoi della Lega.

Infine una parola su Matteo Renzi. Il suo progetto sembra essere morto prima di nascere. Bisogna spiegarlo ai colleghi giornalisti (quelli seri e importanti che capiscono di politica) che continuano a trattarlo come se fosse un leader determinante per gli equilibri, invece somiglia sempre di più al “vorrei ma non posso”.

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