Il deputato Marco Rizzone, che aveva fatto richiesta del bonus 600 euro per l’emergenza Covid, non fa più parte del Movimento 5 stelle. L’annuncio è arrivato con un post sul Blog delle Stelle, in cui si legge che il parlamentare “è stato espulso” dal Movimento “il 14 settembre 2020”. Una decisione che era nell’aria da tempo, specie dopo la richiesta di sospensione avanzata dal capo politico Vito Crimi già nell’agosto scorso, quando il caso dei furbetti del bonus è esploso in tutta Italia. Tra i nomi certi ci sono anche quelli dei leghisti Elena Murelli e Andrea Dara, mentre è ancora più lunga la lista di Consiglieri regionali del Carroccio coinvolti. Su tutti gli altri regna ancora l’incertezza, dal momento che l’Inps si è trincerata dietro a un no comment in attesa del verdetto del Garante del trattamento dei dati.

Il parlamentare M5s, invece, era uscito allo scoperto alla vigilia della famosa audizione in Parlamento del presidente Inps, Pasquale Tridico, durante la quale l’istituto avrebbe dovuto fornire l’elenco dei nomi dei politici che hanno chiesto e ottenuto il bonus per partite Iva (oltre a quelli di chi ha presentato domanda e se l’è vista rifiutare). Nato a Genova, 37 anni, una laurea in finanza e dottorato alla Scuola Sant’Anna di Pisa, Rizzone è un imprenditore nel settore delle tecnologie e del turismo. Ha creato l’App Zonzo Fox, una guida turistica nelle città italiane. Eletto con il Movimento 5 stelle nel 2018 nel collegio uninominale di Genova ma non militante della prima ora, è componente della commissione attività produttive della Camera e della commissione d’inchiesta sulle Banche. Nel 2019 ha dichiarato un reddito di 74.995 euro e il possesso di diverse azioni, da Enel a Leonardo, Pirelli ed Eni.

Il 1° aprile, nel primo giorno in cui lavoratori autonomi e partite Iva potevano fare richiesta all’Inps per ottenere il bonus da 600 euro previsto per aiutare chi è stato colpito dalla crisi dovuta al coronavirus, Rizzone in un post su Facebook aveva presentato la misura: “Incredibile: non è un pesce d’aprile“, aveva scritto. Per poi elencare i beneficiari della misura e spiegare qual era la procedura da seguire: “È velocissimo. In pochi semplici passaggi ti verrà chiesto di inserire numero di telefono, email e IBAN del conto su cui accreditare la somma”.

In tanti, dentro al Movimento 5 stelle, avevano chiesto sin da subito la sua espulsione. Come il viceministro Giancarlo Cancelleri, secondo cui “con questa storia abbiamo rappresentato perfettamente la differenza tra povertà e miseria, perché questa è una storia di miseria umana e di una tristezza inaudita. Chi intasca 12mila euro al mese e chiede anche il bonus da 600 euro non ha giustificazioni”. Rizzone si era subito difeso, sostenendo di non voler “essere dipinto come un disonesto, un infame o un ladro”. “Qui non è stato fatto nulla di illecito, nulla di illegittimo. Se avessi voluto intascarmi dei soldi non mi sarei di certo tagliato più di 40mila euro del mio stipendio da parlamentare, che invece ho donato per varie cause”. Ma i probiviri, che hanno deciso per la linea dura, ritengono che la sua condotta sia incompatibile con la permanenza dentro al Movimento.

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