“Altro che 600 euro, ora fuori i nomi di tutti gli evasori” con un lungo videomessaggio affidato alla sua pagina Facebook il deputato genovese Marco Rizzone rivendica la “leggerezza” di aver usufruito del bonus di 600 euro dell’Inps previsto per le partite Iva in difficoltà per l’emergenza Covid. Per il parlamentare deferito ai probiviri del Movimento è tutta colpa “di un decreto scritto palesemente male”, del quale “non ci è stato neppure data la possibilità di discutere come troppe volte in questa fase avviene in Parlamento” dice attaccando il suo stesso governo.

“Di essere dipinto come un disonesto, un infame o un ladro non lo accetto. Qui non è stato fatto nulla di illecito, nulla di illegittimo – argomenta Rizzone – Se avessi voluto intascarmi dei soldi non mi sarei di certo tagliato più di 40mila euro del mio stipendio da parlamentare, che invece ho donato per varie cause”. Il messaggio si conclude con quella che il parlamentare definisce “una sfida”: “Qualcuno parla di morale. Punti di vista: per me sono immorali gli evasori, i ladri …che però in questo Paese sono tutelati dalla privacy. E allora voglio lanciare una sfida ai colleghi parlamentari e allo stesso Garante della Privacy che sull’onda del populismo più becero hanno chiesto di fare i nomi dei parlamentari che hanno ottenuto (ripeto lecitamente) il bonus. Perché non pubblichiamo, come già fanno in 17 Stati europei, i nomi di chi ha veramente rubato risorse allo Stato evadendo le tasse?”

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