Il fattore campo conta meno in tempi di lockdown. Perché la presenza dei tifosi porta i calciatori a giocare meglio. Lo dimostra uno studio sui più importanti campionati di calcio europei. Anche l’economia può beneficiare dalla riapertura degli stadi.

di Massimiliano Ferraresi e Gianluca Gucciardi

L’influenza dell’ambiente

Per contrastare la diffusione del Covid-19, come molti altri paesi, l’Italia ha deciso di limitare al minimo indispensabile la libertà di movimento e i contatti interpersonali. Per assicurare comunque continuità alle attività lavorative, molteplici settori dell’economia hanno così registrato una progressiva transizione verso un mondo sempre più tecnologico e digitale, caratterizzato dalla possibilità di operare in regime di smart working.

Se, da un alto, la recente evidenza suggerisce che il cambiamento delle normali condizioni di lavoro sembra avere un effetto positivo sulla produttività, dall’altro vale la pena interrogarsi su cosa accade in altri settori, come ad esempio lo sport, in cui la prestazione dipende fortemente sia dalla presenza fisica che dall’ambente circostante. Lo sport infatti è un settore importante dell’economia mondiale, capace di generare in Italia un valore della produzione pari a 17,5 miliardi.

È abbastanza intuitivo pensare che le prestazioni siano influenzate dal tipo di ambiente che ci circonda. Così, se “performare” davanti a un ambiente favorevole e amico può incrementare le motivazioni, e quindi portare a risultati più soddisfacenti, la paura di fallire davanti al proprio pubblico può divenire un ostacolo e generare prestazioni scadenti. Ma quale dei due effetti prevale?

Per rispondere alla domanda, abbiamo utilizzato l’esperimento naturale fornitoci dai campionati di calcio in Europa. L’analisi degli sport professionistici fornisce un’eccellente opportunità per studiare come la performance sia influenzata dagli spettatori, consentendo di superare due limitazioni rilevanti, che altrimenti osserveremmo in altri contesti lavorativi e della vita quotidiana: 1) la complessità delle realtà; 2) l’ambiguità e la non osservabilità dei risultati delle prestazioni e della loro valutazione. Il “fattore campo” conta ancora qualcosa da quando i tifosi non siedono più sui gradoni degli stadi? O esibirsi in un contesto più neutrale e con minori pressioni consente ai calciatori di esprimersi meglio?

Il calcio come esperimento naturale

In uno studio recente, abbiamo utilizzato i risultati delle competizioni calcistiche della stagione 2019/2020 dei principali campionati in Europa (Inghilterra, Germania, Francia, Italia e Spagna) per analizzare come la presenza dei tifosi influenzi la performance delle squadre.

In particolare, abbiamo sfruttato lo shock causato dal lockdown che ha fatto sì che le partite di questi campionati si svolgessero a porte chiuse, ossia senza tifosi. In tal modo, è stato possibile confrontare i punti conquistati dalle squadre che giocavano in casa (gruppo dei trattati) con i punti ottenuti dalle squadre che giocavano in trasferta (gruppo di controllo), prima del lockdown, quando cioè le competizioni avvenivano in presenza di pubblico, e dopo il lockdown, quando le partite si sono giocate a porte chiuse.

Se la performance e i risultati fossero migliori quando i lavoratori (giocatori) sono osservati, ci si dovrebbe aspettare che la differenza di punti ottenuti dalle squadre che giocano in casa rispetto a quelle in trasferta fosse molto maggiore prima del lockdown (in presenza di tifosi) rispetto a dopo (in loro assenza).

I nostri risultati indicano che la prestazione delle squadre è influenzata dal pubblico (figura 1). In particolare, le nostre stime suggeriscono che prima della pandemia, la media dei punti ottenuti dalle squadre che giocavano in casa (1,624) era significativamente più alta di quella registrata dalle squadre in trasferta (1,127), generando così una differenza pari, in media, a 0,497 punti. Dopo il lockdown, la differenza si è ridotta a 0,045 punti. Ciò significa che, senza pubblico, le squadre di casa hanno ottenuto 0,451 punti in meno rispetto a quello che avrebbero ottenuto se non ci fosse stato il lockdown (- 0,451 = 0,045 – 0,497).

L’effetto non è trascurabile e corrisponde a un decremento di circa il 28 per cento rispetto alla media dei punti ottenuti dalle squadre che giocavano in casa prima del Covid-19, suggerendo così che le prestazioni sono influenzate dalla presenza del pubblico amico.

Figura 1 – Differenza nei punti ottenuti tra le squadre in casa e quelle in trasferta, prima e dopo il lockdown

Nota: i trattini più corti rappresentano la media dei punti ottenuti dalle squadre che giocano in casa (blu) e da quelle in trasferta (rosso) in ogni turno di campionato, mentre i trattini più lunghi indicano la media dei punti ottenuti dalle squadre in casa (blu) e in trasferta (rosso) durante tutto il campionato, prima e dopo il lockdown.

Il bisogno di normalità

Nonostante i molti limiti del nostro lavoro, l’evidenza che le squadre tendano a esprimersi meglio quando giocano davanti al proprio pubblico merita un’attenzione particolare in questo periodo di pandemia. I risultati, infatti, sono coerenti con l’ipotesi che la presenza di un pubblico amico induca gli individui a migliorare le proprie prestazioni.

Oltre agli effetti sulla performance dello sportivo, l’assenza di pubblico avrà conseguenze negative anche al di fuori dell’aspetto calcistico. Basti pensare a tutto l’indotto legato allo spostamento dei tifosi, che comprende, tra gli altri, il settore alberghiero, quello della ristorazione e quello dei trasporti. Vanno lette in questo senso le recenti dichiarazioni del ministro dello Sport, il quale auspica un graduale rientro dei tifosi allo stadio. Anche il calcio, e lo sport in generale, hanno bisogno di un ritorno alla normalità.

* Le idee e le opinioni espresse in questo articolo da Massimiliano Ferraresi e Gianluca Gucciardi sono da attribuire esclusivamente agli autori e non investono la responsabilità dell’organizzazione di appartenenza

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