Più di 160mila euro in contanti. Per la precisione sono 160.520. Tutti finiti tra l’ottobre del 2019 e il giugno del 2020 sui conti della Lega di Matteo Salvini e sui conti delle articolazioni territoriali del partito in Calabria, Campania e Lazio. Chi era che versava quelle somme? Andrea Manzoni, uno dei tre commercialisti vicini al Carroccio arrestato la settimana scorsa per l’affare del capannone ceduto alla Lombardia film commission. Per la procura di Milano quella maturata tra il 2017 e il 2018 fu una vendita a prezzo gonfiato. Ma ora sul partito di Alberto da Giussano si moltiplinano le ombre e i filoni d’indagine. Anche grazie alle segnalazioni degli istituti di credito e dell’Antiriciclaggio.

L’ultima pista investigativa la racconta Domani, il nuovo quotidiano nelle edicole da un paio di giorni. Citando i documenti dell’Unità d’informazione finanziaria di Banca d’Italia, cioè l’autorità antiriciclaggio, il giornale ricostruisce i versamenti cash operati dal commercialista su uno sportello della filiale romana di una banca. Manzoni, infatti, deposita sui conti della Lega mazzette di banconote: il 9 ottobre del 2019 versa 10mila euro, il 6 novembre 19mila, altri 22mila il 3 dicembre. Poi a gennaio le cifre aumentano: il 15 di quel mese si presenta in banca per versare 29mila euro, sempre cash, il 12 febbraio il versamento è di 42mila euro. Quindi il lockdown blocca i trasferimenti che riprendono a giugno. Poi, il 15 luglio, la Guardia di Finanza ferma Luca Sostegni poco prima che si desse alla fuga in Brasile: l’indagine sul capannone di Cormano diventa pubblica, come lo status d’indagati di Manzoni, Alberto di Rubba e Michele Scillieri. I bonifici si fermano.

Per l’Antiriclaggio quei versamenti “non sono del tutti giustificati“. Anzi l’Uif ipotizza pure “una grave commistione tra fondi illeciti e finanze dell’associazione”, cioè la Lega per Salvini premier, il nuovo partito sovranista creato per mandare in soffitta il vecchio Carroccio per l’indipendenza della Padania. È alla nuova Lega che Manzoni versa quei soldi in contanti, la stessa Lega che – come ha scoperto ilfattoquotidiano.it era stata domiciliata in via Privata delle Stelline 1, a Milano, nello studio di Scillieri. Cioè dove Manzoni ha fatto la pratica da commercialista. “Li è Andrea! Non è Alberto.. Alberto tutto sommato è meno meno.. ma è Andrea! Andrea che è un bastardo proprio… no l’Alberto tutto sommato si è sempre comportato abbastanza bene”, diceva Scillieri riferendosi all’ex allievo, nella stessa intercettazione riportata dal fattoquotidiano.it in cui ammetteva: “Sto pensando che allora lì loro hanno fatto la furbata dei lavori, ti ricordi, su Cormano, che hanno inventato che costava il doppio.. quelle porcherie lì”. Cormano è il paese a Nord di Milano dove ha sede il capannone venduto alla Lombardia film commission, all’epoca presieduta da Di Rubba, per 800mila euro. “Ho appreso da Di Rubba del finanziamento erogato dalla Regione in favore” della Fondazione “finalizzato all’acquisto di un immobile” in occasione “di alcune visite presso la sede della Lega in Milano in via Bellerio”, ha messo a verbale Manzoni davanti ai pm prima di essere arrestato. Tirando in ballo il suo socio di studio, che con lui è revisore legale dei gruppi della Lega al Senato e alla Camera.

L’altro socio dei commercialisti bergamaschi e Giulio Centemero, tesoriere e deputato della Lega che ha scelto Manzoni e Di Rubba per gestire la cassa del partito in un periodo turbolento. “Centemero e Manzoni sono oggetto di una richiesta di collaborazione della procura di Genova”, scrive l’Antiriclaggio. I pm liguri sono quelli che indagano sul riciclaggio dei 48,9 milioni di euro frutto di una truffa ai danni delo Stato organizzata da Umberto Bossi e Francesco Belsito. Il reato si è prescritto ma i giudici hanno deciso che quei denari vanno restituiti: solo che nel 2018 sui conti del Carroccio non c’erano più. La procura di Genova ipotizza che il denaro sia stato disperso in mille rivoli proprio per evitare il sequestro. Salvini e i suoi negano, ma sotto la lente dell’Antiriciclaggio sono finiti una serie di flussi di denaro indirizzati spesso a Di Rubba e Manzoni. Titolari di una serie di società che a volte lavorano per il Carroccio, hanno guadagnato in tre anni circa un milione. “Alcune di queste società – annota l’Antiriciclaggio – appaiono come mero tramite, rendendo dubbia l’effettività delle prestazioni rese”. A parte le società, però, Manzoni ha ricevuto dalla Lega soldi anche a livello personale: 160mila euro attraverso 31 bonifici in due anni, con causale sempre uguale “Saldo fattura”. Curiosamente è la stessa cifra che il commercialista ha versato in contati al partito fino al giugno scorso.

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