“Mi vergogno per gli assassini di Willy, ma i miei figli non sono i mostri che avete descritto e la piena verità su di loro verrà fuori”. Esordisce così, in un’intervista al Corriere della Sera, la madre di Gabriele e Marco Bianchi, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte a Colleferro insieme ad altri due giovani. “Devono pagare se hanno sbagliato, qualunque cosa hanno fatto, ma non per quello che non hanno fatto. La giustizia deve andare fino in fondo. Sono sicura che non sono stati loro a ucciderlo, una mamma certe cose le sa”, dice Antonietta Di Tullio.

“Gabriele ha aperto un negozio di frutta, Marco aiuta nel ristorante di Alessandro, e dove c’è da dare una mano ci sono sempre”, dice tra le lacrime. “Li giudicate per come appaiono su Facebook ma quelle sono stupidaggini. La foto dietro le sbarre è dal parrucchiere ‘Capelli in gabbia’ di Lariano, gli orologi che indossano valgono 200 euro“. Gabriele e Marco, prosegue, “hanno fatto a botte ma con gente come loro, adulti. Quella sera erano lì da pacieri, non se la sarebbero mai presa con un ragazzino”. La donna, 55 anni, ribadisce la tesi sostenuta dai due fratelli durante l’interrogatorio di garanzia. Poi dedica un pensiero alla famiglia 21enne ucciso. “Se penso alla mamma di Willy sto male. Vorrei darle tutto il mio cordoglio, mandarle un abbraccio, ma a che servono le parole? So che la sua vita è distrutta e niente sarà più come prima”, conclude.

A parlare alla stampa, in un colloquio con Repubblica, è anche Silvia Ladaga, compagna di Gabriele Bianchi e figlia del politico forzista Salvatore Ladaga. “La giustizia farà il suo corso e uscirà la verità. Se Gabriele ha sbagliato è giusto che paghi. Però deve essere appurato da un tribunale, non dalla stampa che ha già emesso sentenza di colpevolezza”, dichiara. “Il giovane Willy è la prima vittima di questa tragedia. Qualcuno può anche non credermi, ma è a lui e alla sua famiglia che va il mio pensiero. Come futura madre – dice la donna al sesto mese di gravidanza – non posso che pregare e piangere per lui. Porto nel grembo un bambino che, in questo mondo, può morire per un motivo futile e irrisorio come è successo a Willy. È un pensiero che mi terrorizza”.

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Colleferro, nelle carte il racconto dei testi: “Si accanivano su Willy. Calci e pugni mentre era a terra, gli saltavano addosso. Non si è rialzato”

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