La necessità di accelerare sul salario minimo europeo, anche se “c’è una sorta di scetticismo sia nei Paesi in cui il welfare non è sviluppato, sia al contrario nei Paesi in cui il welfare è molto avanzato”. E l’opportunità di un ruolo maggiore dello Stato, che in Europa non è solo “inevitabile” dopo la pandemia, ma è anche “desiderabile” per orientare l’economia Ue verso la transizione ecologica e quella digitale. Sono alcune delle priorità indicate dal commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni. Che durante il Brussels Economic Forum è sembrato imprimere una chiara svolta a sinistra alla linea della commissione guidata da Ursula von der Leyen. Intanto, con la ripresa autunnale la partita del Recovery fund entra nel vivo e il governo italiano si prepara a presentare, mercoledì, la bozza delle linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sei le macro missioni, in linea con quanto anticipato in questi mesi: digitalizzazione e innovazione; transizione ecologica; salute; infrastrutture nel segno della sostenibilità; istruzione e ricerca; inclusione sociale e territoriale.

Gentiloni: “Ruolo accresciuto dello Stato inevitabile e desiderabile” – “Certamente un ruolo accresciuto dello Stato è inevitabile: pensate solo alle conseguenze sull’occupazione” della pandemia, ha argomentato Gentiloni alla luce dei dati diffusi oggi da Eurostat, in base ai quali nel secondo trimestre il pil dell’area euro è sceso dell’11,8% e gli occupati sono calati del 2,9% rispetto al primo e del 3,1% rispetto al secondo trimestre del 2019: è il maggior calo dal 1995. Numeri che “mostrano quanto forte è l’impatto, malgrado gli sforzi fatti da tutti gli Stati membri e malgrado il programma Sure” a sostegno degli schemi nazionali per la cassa integrazione. Ma un maggiore intervento dello Stato non è solo necessario: “E’ anche desiderabile, se vogliamo riorientare l’economia europea verso la transizione verde e quella digitale”. Che, come è noto, sono le priorità indicate dall’esecutivo Ue e le linee guida su cui dovranno essere costruiti i piani nazionali per la ripresa, da presentare per avere accesso alle risorse del Recovery fund.

Le tappe per il Recovery plan italiano – Intanto la partita del Recovery con la ripresa autunnale entra nel vivo. Per l’Italia il Next generation Eu può valere fino a 209 miliardi tra prestiti e sovvenzioni, con un impatto di 3 punti sulla crescita del pil – stima Bankitalia – se i soldi verranno spesi tutti e in maniera efficiente. Mercoledì a Palazzo Chigi si riunirà per la prima volta dopo la pausa di agosto il Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae), che ufficializzerà le linee guida del piano nazionale per la ripresa e resilienza da inviare al Parlamento e dettagliare nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Lo schema di una trentina di pagine che circola in queste ore conferma le anticipazioni dei mesi scorsi e quelle fatte nel fine settimana al forum Ambrosetti dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Sei le macro missioni: digitalizzazione e innovazione; transizione ecologica; salute; infrastrutture nel segno della sostenibilità; istruzione e ricerca; inclusione sociale e territoriale.

Da metà ottobre il confronto con la Ue – Da metà ottobre, in contemporanea con il varo della legge di Bilancio, il governo italiano inizierà a confrontarsi con le strutture della Commissione sulla bozza del piano. Gli interlocutori saranno la task force ad hoc creata per aiutare gli Stati membri e un nuovo comitato di indirizzo creato per dare una guida politica alla task force: vi siedono i tre vicepresidenti esecutivi Frans Timmermans, Margrethe Vestager e Valdis Dombrovskis e Gentiloni. Che oggi ha spiegato: “Discuteremo con gli Stati membri i piani” di riforma e “sarà un dialogo, al termine del quale proporremo al Consiglio europeo l’approvazione di questi piani”. Un processo – l’iter è quello stabilito a fine luglio al termine del Consiglio europeo fiume finito con l’accordo tra i 27 capi di governo – servirà a “rispettare le priorità Ue”. Ovvero digitalizzazione, transizione verde, creazione di una società “giusta e resiliente”.

A gennaio i regolamenti per chiedere i fondi. E la presentazione del piano definitivo – Il piano definitivo sarà presentato tra gennaio e aprile 2021, come previsto fin dall’inizio: il Recovery è legato al doppio filo con il prossimo bilancio pluriennale europeo 2021-2027, che attende ora il via libera del Parlamento Ue, e solo in gennaio saranno pubblicati i regolamenti comunitari per l’accesso ai fondi. Nei mesi successivi sarà definito l’anticipo del 10% sulle risorse a valere sulla Recovery and resilience facility, il “cuore” del Next Generation Eu. Nel frattempo ogni Paese si confronterà anche con gli altri partner: oggi il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha auspicato per esempio un coordinamento con la Spagna “sui progetti di digitalizzazione, sulla ristrutturazione energetica e sull’impatto ambientale”, perché i tessuti economici dei due Paesi sono “Molto interconnessi”.

Obiettivo ripagare i debiti con nuove tasse su digitale e emissioni – Gentiloni ha anche affrontato il tema del “dopo”, quando i 750 miliardi di debito emessi dalla Commissione per finanziare il Recovery andranno ripagati. La sfida è accordarsi su un corposo aumento delle risorse proprie, ovvero tasse europee: questo consentirebbe di ridurre la quota che dovrà essere restituita da ogni singolo Paese. “Come gli Stati membri ripagheranno il debito comune emesso per generare risorse in risposta al coronavirus “è una questione molto importante”, ha detto l’ex premier italiano. “Chiederemo ancora agli Stati membri – attraverso il Pil – di ripagare questo debito? O saremo capaci di ripagarlo attraverso nuove risorse, anche la tassazione digitale e green?”, nel senso per esempio della più volte ipotizzata carbon tax sui prodotti importati da Paesi con legislazioni ambientali permissive. “Penso che il primo scenario sia un fallimento per l’Unione europea, mentre il secondo un successo e lavoriamo intensamente per raggiungere questo successo”.

L’1 settembre la commissione Bilanci del Parlamento Europeo ha votato un rapporto in cui chiede, oltre all’introduzione di un nuovo contributo nazionale calcolato sulla base dei rifiuti in plastica non riciclata a partire dall’anno prossimo, altre risorse proprie per finanziare il bilancio Ue, con un calendario vincolante. Dal primo gennaio 2021 una nuova risorsa basata sui ricavi dell’Emission Trading System (Ets), il sistema europeo di scambio di emissioni, dal primo gennaio 2023 altre risorse basate sulla tassazione dei servizi digitali e sul meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (Carbon Border Adjustment Mechanism, uno dei pilastri del Green Deal), dal primo gennaio 2024 una risorsa basata su una tassa sulle transazioni finanziarie; infine, dall’inizio del 2026, una quota degli utili tassabili in base alla Common Consolidated Corporate Tax Base. In più, gli eurodeputati insistono perché vengano aboliti i rebate, gli sconti al contributo al bilancio Ue di cui godono alcuni Paesi, e altri meccanismi di correzione.

Il salario minimo europeo – L’altra sfida è arrivare a un “salario minimo europeo, sappiamo che non è facile” perché, sia nei Paesi in cui il welfare “non è avanzato” sia in quelli in cui lo è, “c’è un certo scetticismo, ma credo che sia il momento giusto per cercare di avere un salario minimo in Ue. La dimensione sociale è stata fondamentale nella nostra prima reazione” alla crisi, ha spiegato Gentiloni, ricordando l’accordo sullo strumento Sure.

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