Ci saranno anche nuove tasse per finanziare il programma di aiuti europeo concordato nella notte. I fondi verranno reperiti sul mercato ma poi serviranno soldi per ripagare i prestiti e pagare interessi, per quanto modesti. Il grosso lo faranno gli Stati ma la Commissione UE, di doterà di risorse proprie aggiuntive attraverso nuovi prelievi. Il primo ad entrare in vigore, già dall’inizio del prossimo anno sarà una tassa sulla plastica. E’ un contributo nazionale calcolata sui rifiuti di plastica per imballaggi non riciclata per un ammontare di 80 centesimi di euro ogni kilogrammo. In base ai calcoli contenuti nel piano antecedente alla pandemia e predisposto nel 2018 dalla Commissione UE per rafforzare la sua dotazione, questo tributo potrebbe generare un gettito intorno ai 7 miliardi di euro l’anno. La tassa dovrebbe prevedere dei correttivi per non renderla eccessivamente regressiva, ossia per non penalizzare maggiormente i contribuenti con redditi più bassi.

LE ALTRE TASSE: Il secondo punto a cui si lavora, che dovrebbe diventare operativo nel primo semestre del 2021, è una rimodulazione del sistema di compravendita dei diritti di emissione delle aziende, i sistema per cui un’impresa che emette meno CO2 di quanto avrebbe diritto può rivendere parte della sua quota sul mercato ad altre aziende. Secondo le prime stime la riforma dei diritti di emissione dovrebbe garantire entrate aggiuntive nella casse della Commissione per circa 10 miliardi di euro l’anno. A questo potrebbe aggiungersi un inasprimento della carbon tax tra i 5 e i 14 mld l’anno. Nel 2023 dovrebbe invece vedere la luce la digital tax sui colossi del web come Google o Facebook che potrebbe fruttare fino a 1 miliardo di euro l’anno. Allo studio, ma qui non sono indicate scadenze precise, anche ad una tassa sulle transazioni finanziarie la cui approvazione rimane però in dubbio.

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