L’incubo dell’esodo di 300mila docenti “fragili” dalla scuola pare scongiurato. Adesso il problema diventa capire come inquadrare e ricollocare gli insegnanti che otterranno l’esenzione dal lavoro per il rischio Coronavirus. La circolare interministeriale sui “lavoratori fragili”, licenziata ieri sera dal Ministero della Salute, porta una buona e una cattiva notizia per il mondo della scuola. Proprio dagli istituti di ogni grado e Regione del Paese era molto attesa, perché nelle ultime settimane si era generato un vero e proprio allarme sulla possibile “fuga” di insegnanti a rischio per il Covid.

Non è un mistero che l’età dei docenti italiani sia molto alta, fra le più alte in Europa: 51 anni di media, con circa 300mila insegnanti over 55. Tenendo come riferimento le prime linee guida dell’Inail, che ad aprile subito dopo il lockdown aveva parlato di rientro “graduale”, con una “sorveglianza eccezionale” per i lavoratori over 55, c’era il pericolo concreto di trovarsi di fronte alla necessità di rinunciare ad oltre un terzo del personale scolastico. Un disastro per il Ministero, in un anno in cui già sono attese oltre 200mila supplenze.

La circolare invece sposta il criterio di valutazione dall’età alle patologie pregresse, ritenute la vera discriminante per la pericolosità del virus, come dimostrano le statistiche sui decessi. Questo dovrebbe ridurre la platea, pure per la scuola. Anche l’iter per avere la certificazione non sarà semplicissimo, e richiederà il passaggio da almeno due figure differenti: il docente che ritiene di essere a rischio dovrà rivolgersi prima al medico di famiglia, per la certificazione della patologia pregressa, quindi con questo documento recarsi dal medico competente nominato dalla scuola. Sarà lui a indicare le modalità di lavoro con una protezione rafforzata (ad esempio l’utilizzo di visiere, o la presenza solo in luoghi meno affollati) o eventualmente a disporre la visita medico-collegiale per la dichiarazione di inidoneità temporanea. Una doppia verifica che dovrebbe allontanare anche il rischio di certificazioni “facili”: soltanto chi ha una o più patologie croniche, chi è davvero “fragile”, non andrà a lavoro.

Quanti, proprio alla luce dei nuovi criteri, è impossibile dirlo al momento. Al Ministero sono convinti che la nuova circolare ridimensioni il problema (del resto a viale Trastevere avevano sempre ritenuto ingiustificato l’allarme degli ultimi giorni). Concordano pure i sindacati, per cui, in base alle prime indicazioni che arrivano dal territorio, le certificazioni saranno al massimo qualche decina di migliaia, non centinaia; un picco, e quindi maggiore criticità, potrebbe però esserci nella scuola dell’infanzia, e fra i collaboratori Ata (dove diversi lavoratori arrivano già dalle categorie protette).

Questo non basta, però, a tranquillizzare le associazioni di categoria. “Siamo molto preoccupati: la circolare fa chiarezza sui criteri di esenzione, ma non dice nulla su come organizzare l’attività dei docenti che la riceveranno”, spiega Maddalena Gissi della Cisl. “Un impiegato può essere ricollocato in smart working o in un ambiente isolato, un insegnante no”. In più, c’è il pasticcio delle “tutele dimenticate” del Cura Italia, per cui l’assenza dal lavoro di immunodepressi e affetti da patologie era equiparata al ricovero ospedaliero.

Fino al 31 luglio potevano stare a casa perché era equiparata per legge al ricovero, non scattavano i giorni di malattia che dopo 180 giorni fa decorso al licenziamento, né il ricorso alle ferie. Adesso non più, e per docenti e bidelli che verranno considerati a rischio bisognerà trovare anche l’inquadramento contrattuale giusto, oltre che il ricollocamento o l’eventuale sostituto: “Aspettiamo con ansia che il Ministero dell’Istruzione si pronunci a riguardo”, conclude Gissi. “Questi lavoratori fragili non dovranno essere penalizzati, sarebbe la beffa oltre il danno”.

Twitter: @lVendemiale

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