Con la conclusione dei due tornei europei, si chiude la stagione 2019-20 del calcio, stagione travagliata a causa del Covid. Il campionato è stato forzatamente spinto dal “governo del calcio” a chiudere in tutta fretta soprattutto per non perdere i soldi dell’ultima rata dei diritti televisivi. Per gli stessi motivi economici la Uefa ha spinto a chiudere le due competizioni europee, la Champions e l’Europe League.

Bisogna ammettere che la Uefa ha svolto un buon lavoro, confermato dall’apprezzamento del pubblico televisivo. La mancanza del pubblico negli spalti ha depotenziato lo spettacolo (situazione che non cambierà a breve), ma la scelta dell’eliminazione diretta, la brillantezza del gioco di quasi tutti i team nonostante il caldo, la professionalità degli arbitri, ha fatto lievitare gli ascolti

Agosto è il mese che registra da sempre un netto calo di ascoltatori della televisione: ad agosto ci sono circa 17 milioni di ascoltatori medi giornalieri nel prime time, mentre arrivano a 25-26 milioni nei mesi autunno-inverno. I risultati delle due finali sulla Tv free sono notevoli: la finale dell’Europe League, per esempio, ha ottenuto il 23% di share (circa il 31% complessivo considerando la rete criptata di Sky) su una rete, Tv8, che raramente supera l’1%.

Questi dati confermano che il calcio non dovrebbe essere esclusiva totale della pay, si dovrebbe prevedere che almeno una partita di cartello del campionato (e dei due tornei europei) sia trasmessa sulla Tv free. Visti gli ascolti delle partite citate sopra c’è da supporre che la pubblicità possa finanziare l’avvenimento. Ricordiamo inoltre che la pay tende col tempo a “svuotare” la spettacolarità degli eventi: se il Festival di Sanremo fosse trasmesso solo dalla Tv a pagamento dopo alcuni anni non sarebbe più “Sanremo”!

E ciò sta accadendo anche per il calcio: non a caso gli highlights del giorno dopo sono sempre più visti. D’altronde anche il più grande appassionato del ciclismo non guarda tutti i 200Km della tappa, ma solo gli ultimi venti, e così il tifoso del calcio finirà per accontentarsi di vedere solo i gol della partita della quale sa già il risultato grazie alla rete di comunicazione.

Il sistema-calcio è un “gigante dai piedi di argilla”. Cresce economicamente ma diventa nel contempo più debole. I dati riportati dalla ricerca della Figc riferenti alla stagione 2008-19 conferma questa supposizione. Il Covid ha di certo peggiorato la situazione. I ricavi aumentano, ma sarà difficile che i diritti radiotelevisivi, che incidono per il 40-45% sul totale dei ricavi, possano aumentare ulteriormente.

Nel contempo aumentano i costi (nonostante l’uso consistente delle plusvalenze, un ricavo “fittizio”). Così finisce che l’indebitamento dell’aggregato delle società di serie A ritorni a crescere raggiungendo il 127% del fatturato, di cui il 40% è indebitamento finanziario. Sono le banche le vere proprietarie della Serie A? Dovrà di nuovo intervenire lo Stato a “salvare” il sistema-calcio quando esploderà (magari, com’è già successo, attraverso la costruzione dei nuovi stadi)?

Il calcio si basa sulla coppia business-sport. Da tempo il business ha preso il netto sopravvento. I “valori” dello sport stanno soccombendo: per esempio non esiste nel campionato una vera iniziale competitività fra i club (perché non assegnare la prima rata dei diritti radiotelevisivi in forma paritaria fra i club?), così come latita la correttezza e la trasparenza di alcune componenti del sistema. Quando i “valori” dello sport soccombono la disaffezione al calcio aumenta: aumenteranno i tifosi-ultras ma diminuiranno i tifosi-sportivi e aumenteranno coloro che si accosteranno dei soli highlights.

Chiediamo, per chiudere, per quale motivo la Rai non riesca a fare un programma di vera “critica” calcistica, differenziandosi dalle diffuse trasmissioni da bar-sport che alimentano la tifoseria più becera.

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