Avviato nel 2016, doveva essere pronto nel 2018. Ed invece oggi lo studio epidemiologico sul legame tra inquinamento e tumori relativo alla popolazione cremonese, promosso dalla locale Agenzia di tutela della salute, è in fase di stallo. “Siamo fermi da due anni. I motivi? Manca una robusta collaborazione scientifica e l’anagrafe comunale non è aggiornata”, spiega a ilfattoquotidiano.it il dottor Paolo Ricci, direttore dell’Osservatorio epidemiologico dell’Ats Valdapana che si occupa di coordinare lo studio. Quanto al primo aspetto, “abbiamo chiesto una collaborazione sia all’Arpa, che ci ha risposto di avere altre priorità, che all’Istituto superiore di sanità, oggi impegnato a monitorare l’emergenza coronavirus”. Su Covid e polveri sottili, Ricci sostiene che “l’ipotesi più robusta è quella che tra l’inquinamento ambientale da PM e il coronavirus si verifichi una sorta di sinergismo, che si traduce nella possibilità di quadri patologici da Covid-19 più gravi”. E su Cremona aggiunge: “Siamo nel catino della Pianura padana, qui i contaminanti tendono a ristagnare. Ed essendo la provincia in Italia che ha avuto la più alta incidenza di mortalità da Covid, sarebbe utile aggiornare lo studio inserendo la variabile epidemica”.

Di “notevole ritardo” nella stesura del dossier, “dovuto probabilmente allo spacchettamento di competenze e servizi tra le province di Cremona e Mantova”, parla anche Federico Balestreri, coordinatore di Isde Cremona (associazione dei Medici per l’ambiente). L’area interessata dalla studio, oltre al capoluogo, è la cintura della città del Torrazzo, ossia i paesi limitrofi di Bonemerse, Gerre de’ Caprioli, Sesto ed Uniti, Spinadesco, Crotta d’Adda, “che vivono lo stesso tipo di pressione ambientale di Cremona. Un territorio ‘sotto stress’ dove in una decina di chilometri vi sono non poche aziende in procedura di AIA (Autorizzazione di impatto ambientale)”, commenta il consigliere Cinque Stelle Marco degli Angeli. Uno studio che comunque ha già raccolto dati sanitari importanti, quanto preoccupanti, sull’alta incidenza del tumore al polmone, delle malattie respiratorie in generale e delle leucemie. Ma lo studio, per ora, è zoppo: vi sono le evidenze scientifiche, ossia l’incidenza della mortalità per patologia, tuttavia mancano i dati anagrafici e la georeferenzialità dei soggetti colpiti da malattia oltre alla eventuale correlazione tra l’insorgenza delle patologie e la presenza di fonti inquinanti. “Non è possibile che il protocollo sottoscritto dal Comune di Cremona con Ats rimanga lettera morta- afferma Degli Angeli – e non ci sia forte pressione per avere tempi certi. E’ indispensabile conoscere il nesso causale tra i contaminanti delle principali fonti emittenti e lo stato di salute compromesso degli abitanti che abitano il nostro territorio”.

In più, l’assenza dell’informatizzazione dell’anagrafe nazionale e del Comune di Cremona (“Inspiegabile che in Comune capoluogo così grande per alcuni soggetti non ci sia una completa storia residenziale”, ha detto l’epidemiologo Ricci) ha reso impossibile, in pratica, ricostruire la storia residenziale dei cittadini e quindi dove hanno via via vissuto e per quanto tempo hanno abitato una città piuttosto di un’altra, in modo da poter valutare lo ‘zaino’ di inquinanti che durante la vita ci si ‘carica’ sulle spalle e che dipende dalla residenzialità.

“I servizi anagrafici del Comune – ha spiegato l’assessore al welfare Rosita Viola – hanno lavorato tutti i mesi dell’emergenza purtroppo per rilasciare i certificati di decesso. Confermo che il lavoro rispetto allo studio è irto di difficoltà e complesso in quanto si basa sulla ricerca di materiale cartaceo, essendo i certificati di residenza informatizzati solo in un periodo relativamente recente”.

“Gli unici a sostenere apertamente l’indagine epidemiologica siamo noi, ossia le 50 associazioni riunite negli Stati generali Ambiente e Salute della Provincia – dice il coordinatore delle realtà ambientaliste Marco Pezzoni -. Tutte favorevoli alla chiusura dell’inceneritore, tutte favorevoli alla prosecuzione dell’indagine epidemiologica visto che tra le concause di morte per Covid19 ci stanno proprio la maggiore diffusione in questo territorio di malattie polmonari e cardiovascolari dovute anche alle polveri ultrasottili”. L’indagine delle autorità sanitarie locali, come detto, ha già raccolto tutti i dati riguardanti la popolazione del territorio cremonese che per mortalità, nel raffronto tra il 2019 e i primi mesi del 2020, ha strappato il primato italiano a Bergamo. “Malgrado questo triste primato, la maggior parte delle forze politiche cremonesi sono indifferenti alle sorti dello studio epidemiologico”, dice ancora Pezzoni.

E la situazione nelle altre aree lombarde? “Nonostante l’accumulo di numerose fonti inquinanti – spiega il pentastellato Degli Angeli – la provincia di Cremona è fanalino di coda sui temi epidemiologici per quanto riguarda la valutazione di eventuali impatti dell’inquinamento sulla salute pubblica. Il confronto con gli altri territori a forte pressione ambientale come Mantova, Bergamo, Brescia, Milano, Monza Brianza e Pavia è imbarazzante. A differenza di Cremona – conclude Degli Angeli – gli altri enti locali hanno, negli anni, maturato una certa responsabilità, istituendo osservatori e commissionando studi”.

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