Il passaggio alle comunarie per legittimare la candidatura di Virginia Raggi. E per mettere fine alle polemiche di chi ha criticato la sua “fuga in avanti” e parla di “buco democratico” nel M5s romano. Dopo aver ottenuto la possibilità di ricandidarsi grazie al voto nazionale su Rousseau, che ha reso nullo il suo primo (mezzo) mandato da consigliera d’opposizione, in Campidoglio si ventila l’ipotesi di ricorrere alle primarie interne, “consigliate” dallo statuto del Movimento 5 stelle (ma non obbligatorie). Fonti vicine alla sindaca spiegano che la stessa prima cittadina auspica che si svolga questo passaggio “nel caso vi siano altre candidature, ovviamente”. A confermarlo a Ilfattoquotidiano.it il capogruppo pentastellato Giuliano Pacetti: “Esiste questa possibilità e personalmente sono favorevole – spiega – anche se allo stesso tempo sostengo che quella di Virginia è l’unica candidatura possibile a Roma. D’altro canto, se c’è qualcun altro che pensa di poter fare meglio, si faccia pure avanti. Se non se n’è già andato…”. Il riferimento è a Monica Lozzi, presidente del Municipio VII, figura che stava emergendo in città come “l’anti Raggi” finché, poche settimane fa, non ha deciso di uscire dal M5s per annunciare una sua candidatura civica sostenuta da ItalExit di Gianluigi Paragone.

Ipotesi comunarie: I possibili candidati anti-Raggi – Uno dei primi a dichiararsi “candidato alle comunarie” nelle scorse settimane è stato il consigliere capitolino Angelo Sturni. Non un raggiano di ferro, ma neanche uno dei componenti della cosiddetta “fronda”, per la verità. Altro nome ‘caldo’ è quello di Enrico Stefano, ex vicepresidente dell’Assemblea Capitolina e fra i quattro reduci dal mandato all’opposizione di Ignazio Marino. Nonostante i malumori mostrati – attraverso un post su Facebook – all’indomani dell’annuncio di Virginia Raggi, la vittoria del Sì al referendum su Rousseau rimette in gioco anche l’attuale presidente della commissione Trasporti. Stefano gode di una certa stima trasversale e potrebbe essere un nome spendibile per convogliare la parte di scontenti del quinquennio Raggi. Come detto, si sono già autoesclusi Monica Lozzi e il consigliere regionale Marco Cacciatore, entrambi usciti dal Movimento nel mese di luglio. Non ricandidabile – per via del processo per corruzione nell’inchiesta sullo stadio dell’As Roma – anche Marcello De Vito, che su Facebook ha fatto capire che presenterà una lista dal nome ‘Crea Movimento’. Difficile, per ora, che qualche ‘big’ nazionale decida di sfidare Virginia sul proprio terreno: Alessandro Di Battista ha già espresso più volte il suo diniego e formulato il suo endorsement alla prima cittadina; stessa cosa per Roberta Lombardi, per la quale – al momento – permane il vincolo del doppio mandato (deputata e consigliera regionale), così come per Paola Taverna.

Pd in panne. Bettini ai suoi: “Lo Chirac del Pd? Non c’è trippa per gatti” – La candidatura di Raggi per ora lascia un grande interrogativo negli altri due schieramenti. Soprattutto nel centrosinistra, con Nicola Zingaretti che ha ribadito, forse definitivamente, che non ci sarà alcuna possibilità di convergenza sulla sindaca uscente: “Non è un tema personale – ha detto il segretario dem – noi non sosterremo mai la candidatura della sindaca Raggi perché credo siano stati 5 anni drammatici per la Capitale e occorre ora dare voce ai cittadini e indicare una speranza nuova per Roma”. Come noto, il Pd cerca un “big” da anteporre a Raggi e al centrodestra. Nei giorni scorsi il Nazareno è tornato a fare pressing su David Sassoli, attuale presidente dell’Europarlamento. Ma, secondo Goffredo Bettini, da sempre “eminenza grigia” del Pd romano, proprio l’assenza di una coalizione larga potrebbe scoraggiare “lo Chirac del Pd” a mettersi in gioco nella Capitale. In una recente riunione al circolo Pd Pigneto-Prenestino, Bettini ha spiegato: “Si dice Roma Capitale, viene lo Chirac del Pd cioè quello che ti dice: questa è una prova nazionale. Questi nomi li dovete immaginare, sono quelli che sono un po’ circolati… Letta, Gentiloni, Sassoli… che riunificherebbero anche forze varie. Ma qui non c’è trippa per gatti. Non viene nessun segnale in questo momento”. A questo punto, “io credo che servano a Roma le primarie. Organizzate bene, non rissose, per selezionare la persona”.

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