I verbali del Comitato tecnico scientifico “mai secretati”, il vaccino per il Covid che a suo parere “non deve essere obbligatorio” e poi la risposta a chi lo accusa di aver mentito ai pm di Bergamo sulle mancate zone rosse in Val Seriana: “È una sonora sciocchezza“. Intervistato a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, dal direttore di Affaritaliani.it, il premier Giuseppe Conte interviene su tutte le polemiche che lo hanno travolto nelle scorse settimane. A partire da quei documenti degli scienziati – richiamati in tutti i dpcm emanati durante l’emergenza – al centro di un contenzioso con Fondazione Einaudi e resi pubblici il 6 agosto.

Su questo tema, spiega il presidente del Consiglio, “si sono scritte e dette cose inesatte. Chiariamo bene le cose: voi immaginate cosa significava per gli scienziati elaborare proposte, analizzare dati e avere i riflettori della tv. Non avrebbero avuto tranquillità. Quando c’è un processo decisionale così delicato io rivendico che quei verbali restino riservati. Ma non significa secretati, non ho mai posto un segreto di Stato“. Poi l’annuncio: “Sono il primo che consentirà la pubblicazione di tutto, non abbiamo nulla da nascondere“.

Nel corso dell’intervista con il giornalista Angelo Maria Perrino, Conte interviene poi su uno dei dossier più scottanti per il governo, riesploso proprio dopo la pubblicazione dei verbali: la mancata zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo. “Io sto ai fatti. A noi il 5 (marzo, ndr) sembrava già che la curva del contagio stesse scappando di mano. Il ministro Speranza in quel momento chiese ragioni di una misura solo per quei due Comuni. Ne nasce un parere del 5 sera, tardi. La notte io Speranza ci riuniamo e predisponiamo tutto per la cintura rossa su Alzano e Nembro”. Ma il giorno seguente cambia idea. “La mattina dopo, in Protezione Civile, mi precipito a parlare vis a vis con gli esperti e allora propongo questa soluzione più radicale: perché solo ad Alzano e Nembro? Forse dovevamo pensare ad una misura più radicale, convengono con questa proposta e il giorno 7 ci consegnano un verbale che opta per questa scelta. La notte del 7 emetto un Dpcm per una zona rossa in tutta la Lombardia, e non credo di aver perso tempo”. Una ricostruzione con cui il premier rimanda al mittente le accuse di chi – come Matteo Salvinisostiene che gli scienziati avrebbero preferito chiudere solo i due paesi della bergamasca, anziché tutto il Paese.

Conte interviene poi sulle polemiche, tutte interne alla maggioranza, per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul Covid. Si tratta di una “prerogativa” delle Camere, spiega. E ai renziani che vorrebbero farla partire subito, il premier risponde che “di solito si fanno quando termina l’emergenza. Si tratta di anticipare il giudizio della storia, sarà il Parlamento a decidere”. Dal canto suo il governo continua a lavorare per la ripresa del Paese. Su questo sarà centrale il ruolo del vaccino, che secondo Conte “non deve essere obbligatorio“. L’auspicio è che sia pronto “entro l’anno” per tutti i Paesi Ue, qualora le “proiezioni ottimistiche” dovessero essere confermate.

Da Ceglie Messapica il presidente del Consiglio ne approfitta pure per prendere posizione su uno dei temi che sta accendendo il dibattito della politica negli ultimi giorni. “Al referendum voterò a favore del taglio dei parlamentari“, dichiara, incassando l’applauso della piazza. Consultazione a cui è direttamente collegata la nuova legge elettorale che il Pd vorrebbe approvare entro settembre almeno in uno dei due rami del Parlamento. Su questo Conte auspica che il “dialogo” fra le forze di maggioranza per un “proporzionale con rappresentanza” possa continuare. Così come dovrebbe andare avanti il confronto fra i dem e i 5 stelle in materia di elezioni. “Se andrei a cena con Crimi o Zingaretti? Porterei entrambi, abbiamo molto di cui parlare per le elezioni regionali“, sostiene Conte rispondendo al quiz “Chi porti a cena?” che chiude l’evento La Piazza di Affaritaliani.it. “Con Di Maio sono andato spesso”, aggiunge. “Andrei volentieri con Di Battista“.

Il premier non si ritira nemmeno di fronte alla domanda più scomoda, cioè quella sul ponte sullo Stretto chiesto a gran voce da Forza Italia e pure dall’ex premier Matteo Renzi. “Non posso dire ‘faremo il ponte sullo Stretto’, non ci sono i presupposti. Dobbiamo prima realizzare l’alta velocità di rete in tutta la Calabria e poi in Sicilia, ma dobbiamo porci il problema di questo collegamento”, spiega, ribadendo quanto già dichiarato in passato. “Ci sono miracoli di ingegneria, ne abbiamo realizzato uno a Genova. E’ un ponte bellissimo. Sullo Stretto, dobbiamo pensare a un miracolo di ingegneria. Una struttura ecosostenibile, leggera, che tuteli l’ambiente, anche sottomarina“.

Nell’agenda del governo, però, non ci sono solo le grandi opere. Uno dei nodi cruciali per il futuro del Paese, spiega Conte, è la banda larga. “Prima di valutare se dire no alla Cina sul 5G c’è il problema di portare la banda larga in tutto il Paese. Questo è uno dei dossier a cui mi sono dedicato con molta attenzione nelle ultime settimane e troverà spazio nel piano di rilancio. Siamo convinti che non abbia funzionato finora perché occorre una rete unica, vogliamo coinvolgere tutti gli operatori in un progetto unico e non possiamo più attendere”. Un’ulteriore presa di posizione dopo la richiesta a Tim di sospendere la vendita al fondo Usa per trovare la quadra nel progetto di Palazzo Chigi. “Confido che le trattative di queste settimane si traducano entro la fine di questo mese nella definizione molto chiara di questo percorso”, conclude Conte.

Per quanto riguarda il “suo” percorso, invece, cioè il futuro dell’esecutivo, il premier ha le idee ancora più chiare. “Il mio orizzonte è quello di fine legislatura. C’è un programma politico di riforma del Paese, quindi questo è il mio unico orizzonte temporale. Una volta ho dichiarato che non mi vedevo totalmente disinteressato alla politica. Si è voluto fraintendere: ‘Conte vuole fare un partito’, si diceva. Lo escludo, non voglio fare un partito“. A suo parere, la politica “si può fare in mille modi”. In effetti, aggiunge, “non mi vedo un domani a non dare un contributo di idee al dibattito pubblico“.

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