C’è chi ha deciso di non riaprire dopo il lockdown e il picco dell’emergenza Covid-19. O chi aspetta settembre temendo una seconda ondata. E chi, tra albergatori e ristoratori, ha invece provato a ripartire cambiando servizi e rivolgendosi a viaggiatori differenti, passando dagli ospiti stranieri al turismo locale e nazionale. L’estate del coronavirus a Roma restituisce l’immagine di una Capitale quasi deserta, almeno facendo il paragone con gli anni precedenti. “Secondo le stime Assoturismo-Confesercenti CST, si registreranno almeno 4,2 milioni di presenze in meno nel solo trimestre estivo. Un crollo senza precedenti. Gli hotel? Su 1100 saranno aperti in 80-90″, denuncia al Fattoquotidiano.it l’associazione di categoria che riunisce le imprese del settore.
I numeri sono la fotografia del momento drammatico che sta vivendo il settore, che non comprende solo alberghi, ma anche ristoranti e guide turistiche. Facendo un giro per le vie del centro storico, affollate durante tutto l’anno, o tra le maggiori attrazioni turistiche e monumenti, dai Fori imperiali al Colosseo, passando per le fontane più note, da quella di Trevi a Barberini, Roma è semi-deserta. “D’estate sono sempre piene, anche perché offrono refrigerio ai turisti, oggi sono insolitamente vuote”, spiega Daniele Brocchi, segretario regionale di Assoturismo, che sottolinea come la “stagione sia completamente saltata”: “Al governo chiediamo che fornisca risposte affinché le imprese possano sopravvivere. E che venga rinnovata la cassa integrazione, altrimenti gli effetti sarebbero devastanti”. La misura, come anticipato dalla stessa ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, con ogni probabilità sarà estesa fino al termine dell’anno, insieme al divieto di licenziamento.
Se da una parte le imprese soffrono, dall’altra i turisti posso godere di una Capitale mai così poco caotica, di monumenti poco affollati e di attese tutt’altro che estenuanti, sotto il sole romano: “Mai vista una città così vuota, è stato il momento migliore per tornare”, spiega un turista americano. E proprio gli stranieri rispetto al passato sono i grandi assenti, mentre prevale il turismo su scala nazionale: “Per il nostro settore lusso, la mancanza del mercato americano, del Middle East, di quello russo e cinese è pesante, ma può essere un’occasione per variare i nostri servizi”, spiega Massimiliano Perversi, general manager di Aleph Rome (Curio Collection by Hilton), nelle vicinanze della centralissima via Veneto. Non è l’unico ad aver deciso di riaprire, al di là delle difficoltà oggettive legate al periodo e alla scoperta continua di nuovi focolai. “Siamo certi di aver fatto la scelta giusta, anche se noi, abituati alla presenza di italo-australiani nella nostra struttura, abbiamo dovuto cercare alternative”, evidenziano dall’Hotel White, a pochi minuti dai palazzi della politica. “Noi invece non abbiamo mai chiuso, anche perché abbiamo lavorato durante la fase più critica con parlamentari e diplomatici. Ora cominciano a venire dall’Italia, dalla Svizzera e dalla Germania”, spiegano dall’hotel Tritone, poco distante da Palazzo Chigi e dalla Camera dei deputati. Spesso ristoranti e hotel sono stati costretti a rivedere al ribasso i propri prezzi. “Ma meglio coprire i costi che restare i chiusi”, spiega un albergatore di Ostia, nel litorale romano. Qui l’impatto della pandemia si sente meno, complice il mare. “La metà delle strutture sono aperte e la clientela, seppur romana, sta rispondendo bene”, spiegano diversi ristoranti. Chi soffre di più sono invece i lavoratori della cultura, come le guide turistiche. Ma c’è chi si mostra comunque fiducioso: “Oggi ho fatto soltanto una visita, dal punto di vista economico le perdite sono elevate. Ma sono convinta che sia come un elastico, più torniamo indietro ora, più andremo avanti poi”
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