Si scherma dietro tre punti di domanda e rilancia ancora una volta il sospetto di non volere riconoscere l’esito del voto a novembre. O più probabilmente di volerlo rinviare, come sostiene l’avversario Joe Biden, sfruttando l’emergenza coronavirus. Nel giorno in cui i dati sul Pil americano segnano un tracollo record, Donald Trump palesa ancora una volta la sua intenzione di rimandare l’appuntamento elettorale, alla luce di sondaggi disastrosi che lo danno indietro di 15 punti rispetto a Biden, col 64% degli americani che non si fida più di lui e della sua gestione della crisi sanitaria, che finora ha provocato più di 150mila morti. Poi fa un passo di lato, non dice di voler andare al voto, ma scrive di essere “contento essere riuscito finalmente a far parlare i media dei rischi alla nostra democrazia con il voto via posta” ma di essere sicuro che “vinceremo le elezioni”. Il tutto mentre Barack Obama, pronunciando il discorso per l’ultimo saluto al 17 volte deputato John Lewis, attacca: “Mentre noi siamo qui, ci sono delle persone al potere che stanno facendo del loro meglio per scoraggiare la gente a votare. Dobbiamo assicurarci che ogni americano sia automaticamente registrato per votare, ampliando il voto anticipato e rendendo il giorno delle elezioni una festa nazionale”.

Con un tweet il presidente aveva chiesto ancora una volta il rinvio dell’election day avanzando lo spettro dei brogli, quando proprio il sito di microblogging aveva bollato come potenziali fake i suoi post i cui legava questa modalità di voto a truffe e manipolazioni. “Rinvio delle elezioni fino a quando la gente potrà votare in modo giusto, sicuro e garantito???”, aveva insinuato Trump nel messaggio, in cui ribadiva la sua assoluta contrarietà all’idea del voto per posta, che invece viene caldeggiato dai democratici per poter garantire lo svolgimento delle elezioni in sicurezza: “Con un voto universale per posta (non il voto a distanza, che è una cosa buona) quelle del 2020 saranno le elezione più inaccurate e fraudolente della storia – aveva affermato – sarà un grande imbarazzo per gli Stati Uniti”. Una richiesta arrivata mentre gli Stati Uniti hanno registrato nelle ultime 24 ore altri 1.267 decessi, per un totale di quasi 150.700 vittime e oltre 4,4 milioni di casi, mantenendo il triste primato mondiale del Paese più colpito dalla pandemia. Poi in serata una parziale marcia indietro, sempre cinguettando, Trump sottolinea che vincerà “le elezioni” e che i risultati non si devono sapere “giorni mesi o anni dopo” ma “la notte dell’Election Day”. Quindi torna a parlare di elezioni, ma senza lo spettro del rinvio del voto.

Travolto dalla crisi sanitaria e non meno da quella economica, che lascia una scia di 17 milioni di disoccupati, Trump è tornato quindi a parlare di una sua nota avversità, un voto che allarga il bacino di partecipazione anche a chi tradizionalmente non va ai seggi. Al momento 24 Stati americani, insieme a Washington D.C., offrono il “no-excuse absentee ballot”, che nell’anno del coronavirus diventa una necessità. Ma Trumpche negli anni ha avanzato varie teorie cospirazioniste sul tema, tutte senza fondamento – teme che possa nettamente avvantaggiare i democratici, allargando la possibilità di votare a neri e giovani. Categorie che, anche alla luce proteste dopo la morte di George Floyd e della catastrofica gestione della pandemia, sono tutt’altro che orientate sulla riconferma del tycoon. Cruciale per il rivale Biden, che ha costruito i consensi degli ultimi mesi sugli errori del presidente, sarà anche la scelta di una running mate che riesca a convincere l’elettorato dem e sappia fare fronte agli eventuali rischi di un politico così anziano alla Casa Bianca.

Intanto, tra le file dei repubblicani, il governatore del New Hampshire Chris Sununu si schiera apertamente contro il rinvio. “Statene certi, le elezioni si terranno nel New Hampshire il 3 novembre. Fine della storia”, ha detto il governatore. “Il nostro sistema di voto è sicuro e affidabile. Abbiamo fatto bene il 100% delle volte per 100 anni” e “quest’anno non sarà diverso”. E dal Congresso la speaker della Camera Nancy Pelosi ricorda al presidente che il potere di determinare il giorno del voto spetta a Capitol Hill.

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