Con ogni probabilità, il 2020 passerà alla storia come l’anno nero della musica dal vivo, con concerti e festival congelati fino all’autunno e, in diversi casi, già rimandati al 2021. A soffrire è anche il mondo della musica elettronica: club e discoteche in buona parte del mondo sono chiusi a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid 19. Se in Italia – non senza polemiche – diversi locali stanno tentando di salvare la stagione estiva, il turismo musicale a Ibiza, isola dell’estate e soprattutto delle discoteche per antonomasia, versa invece in condizioni non proprio felici. Voci e versioni diverse si rincorrono dalla scorsa primavera, anche quotidiani e testate di vari settori ne hanno parlato, spesso con approssimazione e con dettagli fuori fuoco. Facciamo allora un po’ di chiarezza.

Ibiza, dagli anni ’90 in poi, è l’impero indiscusso delle discoteche più famose del mondo, dominio prima dei promoter e delle organizzazioni britanniche (e a cascata dei dj inglesi), poi di tutte quelle società (spesso parliamo di vere multinazionali del clubbing) che hanno saputo tenere il passo, proponendo serate, concept, idee, ospiti, giostrando come in un calciomercato della consolle i nomi più prestigiosi tra i dj e tra chi organizza gli eventi. Space (da qualche anno in qua acquisito dalla potente famiglia imprenditoriale Matutes e diventato Hï Ibiza, locale “fratello” dell’Ushuaïa, sempre della stessa proprietà), Pacha, Amnesia, Privilege, DC10, Eden, Heart sono le squadre che giocano questo spettacolare campionato. I loro bomber si chiamano Tiësto, David Guetta, Armin Van Buuren, Tale Of Us, Joseph Capriati, Martin Garrix, insomma il “top of the game” dei dj planetari. Ibiza è quanto di più sfarzoso e avveniristico si possa immaginare quando si parla di intrattenimento notturno legato alla musica. È la Champions League. La Coppa del Mondo. Perciò si fatica a pensare che quest’anno non ci saranno le serate a cui l’immaginario collettivo ci ha abituato.

Ma come stanno realmente le cose? Tra i tanti articoli pubblicati in merito, i più completi ed esaustivi sono quelli di DJ Mag Italia (qui e qui) la rivista di riferimento per la musica elettronica: la loro annuale Top 100 Djs è la classifica a votazione popolari con più partecipanti al mondo. Si legge che a Ibiza i super club, quindi le mega discoteche di cui abbiamo parlato, sono chiuse. La fonte è diretta: l’ufficio del turismo di Ibiza, che ha fornito un elenco di tutti i locali aperti e chiusi. Non solo: è citata una legge del Governo delle Baleari che di fatto vieta l’apertura alle discoteche per l’estate 2020. Quindi, locali chiusi, per legge. Fine dei giochi. Ma c’è chi invece Ibiza la vive da turista “di giorno”, quindi spiaggia, sole, mare, natura. Con qualche puntata serale in beach club e ristoranti con dj. Perché nella patria dei dj, i dj si infilano ovunque, ma proprio ovunque. E allora come stanno le cose in tutti i luoghi dell’isola che non siano una discoteca?

La norma dice che beach club, club restaurant, cabaret bar possono anche avere un dj e una consolle, ma è comunque vietato ballare. Se le cose non sono chiarissime, ci viene in soccorso Tommy Vee, dj tra i più famosi in Italia e veterano anche delle consolle di Ibiza. “Quello che so è molto semplice – ci spiega il dj veneziano – i club sono chiusi mentre qualche beach club ha aperto da poco, come il Blue Marlin, facendo solo servizi di spiaggia e ristorazione. Io al Blue Marlin lavoro da diverse stagioni come dj e quindi posso dire con certezza che quest’anno le feste sono proibite sulla Isla. Anche se seguo i social e vedo qualche promoter di quelli importanti che è lì a monitorare la situazione, chissà che prima di settembre non ci sarà qualche sorpresa eccezionale…”. Dunque uno spiraglio resta aperto, anche se angusto. “Nell’immediato, diciamo per i prossimi quindici giorni, di sicuro tutto quello che è il mondo dei club rimarrà completamente chiuso”, continua Tommy Vee. “La cosa più clamorosa è che il Pacha, la discoteca più longeva di Ibiza, non aveva mai chiuso dalla sua fondazione, nel 1973, perché loro stanno aperti anche durante la stagione invernale, non con la stessa continuità dell’estate ma sono aperti. Il Pacha in realtà era nato addirittura nel 1967 a Barcellona, prima di trasferirsi a Ibiza, quindi da più di cinquant’anni è un’istituzione della Notte. E invece quest’anno sarà chiuso. Incredibile.

Come è incredibile pensare a Ibiza senza discoteche. Certo, ci sono i cabaret bar e i ristoranti con i dj, come dicevamo: Bue Marlin, Ocean Beach, Ibiza Rocks, Nassau, Lío. E molti altri locali meno famosi. Ibiza c’è. L’estate c’è. Ma senza i suoi monumenti.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Benny Benassi, il dj e produttore da Grammy si racconta a FQMagazine: “Lo stop forzato alle serate mi ha dato un’idea: ecco come vi farò ballare”

next