“L’Europa è cambiata. Il Recovery Fund è figlio di tanti fattori, anche di una svolta della Germania“. A pochi giorni dall’accordo raggiunto tra i leader dei 27 Paesi membri sugli aiuti dell’Ue agli Stati più colpiti dalla pandemia, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, torna a parlare dell’intesa da molti definita storica e lo fa ribadendo anche il suo nuovo sguardo all’Unione europea dovuto anche a un diverso atteggiamento da parte di Berlino che per anni ha ricoperto il ruolo di campione di austerità.

“L’Italia ha saputo negoziare con la grande volontà di creare un piano ambizioso – ha continuato il capo della diplomazia italiana intervenendo al Villaggio Rousseau – e ringrazio Conte, Enzo Amendola e il corpo diplomatico. Ma è figlio anche di una svolta della Germania perché se l’Italia ha una crisi economica ne risentono tanti altri sistemi industriali”.

E quando, secondo il format dell’evento, gli viene chiesto quale sia la sua “idea ribelle” il ministro guarda sempre ai fondi del Recovery Fund: “Io credo che la più grande idea ribelle sia mettere in grado questo Paese di spendere quello che ha – ha concluso – Noi abbiamo ottenuto un grande risultato, abbiamo oltre 200 miliardi da spendere. Bisogna dirci che se oggi la struttura normativa non è in grado di spendere questi soldi, va messa in discussione. Dobbiamo abolire un po’ di leggi. Cominciamo ad abolire tutte le leggi che saranno nemiche della capacità dello Stato di spendere il Recovery Fund. Dovremo essere in grado di spenderli e soprattutto dovremo fare in modo di fare progetti per il futuro dei nostri figli e non per le beghe di cortile o per misure da bassa cucina”.

Rispondendo alla stessa domanda, anche la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e il viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, hanno fatto cenno al ruolo dell’Ue e alle possibilità che possono nascere da un nuovo approccio europeo. “La mia idea ribelle del momento è il salario minimo, è necessario sia inserito nel nostro contesto perché non dobbiamo dimenticare che in Italia ci sono 5 milioni di lavoratori poveri, che hanno un contratto ma un salario al di sotto della soglia di povertà – ha detto Catalfo – Per fortuna non siamo soli, anche in Europa si parla in questo momento di salario minimo, la Commissione Ue sta portando avanti questo tema con il commissario Schmit che ho incontrato più volte. È un tema importante che non abbandonerò”.

Buffagni si concentra invece sugli investimenti per la sanità: “Credo che oggi il Paese debba ragionare su come spendere i 16 miliardi che abbiamo fermi sulla sanità, bisogna correre per programmare il Recovery Plan dove abbiamo anche parecchi soldi, miliardi da destinare sulla sanità”. E sull’idea di istituire una commissione parlamentare per decidere come impiegare i fondi europei ha concluso: “Io credo che sia un’ipotesi nata anche dal presidente Fico e che ha messo al centro la dinamica parlamentare. Quindi mi pare una cosa di buon senso”.

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