Sono le 5.31 della mattina quando sul profilo Twitter del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, compare il post atteso da giorni: “Deal!”, accordo. All’alba del quinto giorno, i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno raggiunto un accordo sul Recovery Fund al termine del vertice più lungo della storia, durato 92 ore, che ha battuto il record di quello di Nizza del 2000. L’intesa è senza dubbio “storica“, come l’ha definita Ursula von der Leyen, o addirittura “la più importante decisione economica dall’introduzione dell’euro” come ha commentato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, perché per la prima volta apre la strada all’emissione di debito comune da parte della Commissione europea, su cui ora dovranno esprimersi i Parlamenti nazionali.

“Sono le 6 del mattino, siamo all’alba di un vertice lunghissimo, forse abbiamo stabilito il record e superato per durata il vertice di Nizza. Siamo soddisfatti, abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo”, ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Ma anche il suo grande avversario di questa quattro giorni, l’olandese Mark Rutte, manifesta soddisfazione per “un buon pacchetto che salvaguarda gli interessi olandesi e che renderà l’Europa più forte e più resiliente”.

Recovery da 750 miliardi: 209 all’Italia. “Migliorato l’intervento a nostro favore”
I termini dell’accordo sono quelli circolati nella nottata, partendo dall’ultima proposta di Michel. L’Italia, come anche nell’iniziale proposta della Commissione, è il Paese che più beneficia degli stanziamenti di Next Generation Eu, ottenendo il 28% del totale: 208,8 miliardi, di cui 82 di sussidi a fondo perduto e 127 di prestiti. Si tratta di ben 36 miliardi in più rispetto alla proposta originaria della Commissione che per Roma aveva previsto uno stanziamento da 173 miliardi. In totale, il piano da 750 miliardi ne prevede 390 a fondo perduto.

“Abbiamo anche migliorato l’intervento a nostro favore, se consideriamo la proposta originaria della Commissione Ue e della presidente von der Leyen”, ha infatti precisato Conte. “Il governo italiano è forte. La verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano”, ha aggiunto. Nel suo discorso post-vertice, il premier non risparmia una frecciata ai Paesi cosiddetti frugali che fino all’ultimo hanno tentato di limitare lo stanziamento di fondi verso i Paesi del Sud più colpiti dalla pandemia, come l’Italia, soprattutto per quanto riguarda la quota dei sussidi.

Duro scontro anche sul tema della governance, con i rigoristi che chiedevano la possibilità di veto ai progetti di riforma presentati dai singoli Stati che chiederanno l’accesso ai fondi, ipotesi scartata dall’Italia e definita da Conte una “linea rossa”. “Abbiamo respinto tentativi insidiosi di alterare la genuina vocazione di questo progetto europeo inserendo logiche intergovernative e la logica dei veti incrociati – ha dichiarato – Non abbiamo rinunciato a indirizzare la ripresa verso quello che sono degli obiettivi politici ben precisi che condividiamo sia a livello europeo che a livello interno”. La valutazione sul rispetto delle tabelle di marcia e degli obiettivi fissati per l’attuazione dei piani nazionali sarà affidata al Comitato economico e finanziario (Cef), gli sherpa dei ministri delle Finanze. Se in questa sede, “in via eccezionale”, qualche Paese riterrà che ci siano problemi, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo prima che venga presa qualsiasi decisione: il cosiddetto “super freno di emergenza” richiesto da Rutte e gli altri frugali.

Il bilancio europeo 2021-2027 è rimasto a 1.074 miliardi. Ma i frugali sono stati accontentati con larghi rebate, i rimborsi introdotti per la prima volta su richiesta del Regno Unito ai tempi di Margaret Thatcher e che con la Brexit molti leader Ue avrebbero voluto cancellare. In alcuni casi sono stati raddoppiati. Alla Danimarca sono andati 322 milioni annui di rimborsi (rispetto ai 222 milioni della proposta di sabato), ai Paesi Bassi 1,921 miliardi (da 1,576 miliardi), all’Austria 565 milioni (da 287) e alla Svezia 1,069 miliardi (da 823 milioni).

La sforbiciata ha ridotto però i trasferimenti spacchettati tra i programmi, 77,5 miliardi (rispetto ai 190 pensati dalla Commissione). In particolare, è stata azzerata la dotazione di Eu4Healt, il nuovo programma europeo per la sanità. A farne pesantemente le spese anche il Just Transition Fund e il Fondo agricolo per lo sviluppo rurale.

Conte: “Adesso facciamo presto. Mes? Spero in un’attenzione meno morbosa”
Dopo aver ringraziato tutti i ministri che “mi hanno sostenuto” nel corso delle trattative europee, il presidente del Consiglio afferma che adesso è arrivato il momento di presentare al più presto un programma di spesa e riforme che dovrà passare al vaglio dell’Ue per poter definitivamente accedere ai fondi: “Sicuramente abbiamo già predisposto un piano di rilancio, condiviso con i ministri le forze di maggioranza e presentato al Paese. Adesso abbiamo la necessità di metterci al lavoro da subito per individuare i progetti da presentare per chiedere e ottenere i finanziamenti europei”.

E per questo ribadisce l’imminente costituzione di una task force operativa: “Abbiamo già elaborato dei progetti e condiviso con le varie componenti della società, rimane un ultimo confronto con le opposizioni. La costituzione di una task force operativa, al di là di uno staff che ha già lavorato al piano di rilancio, sarà una delle priorità che andremo a definire in questi giorni, perché dovrà partire al più presto”.

Quando gli viene chiesto se uno stanziamento così corposo nei confronti dell’Italia allontani la possibilità di ricorrere anche ai 36 miliardi del Mes, il premier risponde: “Di Mes abbiamo discusso tanto e immagino continueremo a parlarne. Il Mes non è il nostro obiettivo, l’obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica e le necessità e valutare gli strumenti nel migliore interesse dell’Italia. Il piano che oggi approviamo ha assoluta priorità nell’interesse dell’Italia. Ci sono prestiti molto vantaggiosi”. E aggiunge: il Recovery Fund “è la priorità e spero possa contribuire a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes”.

Macron: “Cambiamento storico”. Gentiloni: “Il più importante dopo l’euro”
“Ce l’abbiamo fatta, l’Europa è forte e unita, abbiamo raggiunto un accordo dopo difficili negoziati in tempi molto difficili per tutti gli europei, un accordo per tutti i 27 Paesi ma specialmente per la gente”, ha esultato Michel, tra i primi ad annunciare il raggiungimento dell’intesa dopo giorni di summit. Nelle sue prime dichiarazioni l’ex premier belga ha detto che “la magia del progetto europeo funziona” e funziona “grazie al rispetto, la cooperazione e la volontà di lavorare insieme e di superare insieme le difficoltà”. Quelle raggiunte, conclude, “non sono decisioni virtuali, ma concrete” ed “è la prima volta che il rispetto dello stato di diritto è criterio” determinante.

Come lui esulta anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che parla di “tappa storica” per l’Unione: “L’Europa ha ora la possibilità di uscire più forte dalla crisi” con una dotazione finanziaria di 1.800 miliardi, “un pacchetto senza precedenti”. Entusiasta anche il commissario agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, che parla addirittura della “più importante decisione economica dall’introduzione dell’euro. Per la Commissione che ha proposto il piano, comincia la sfida più difficile. L’Europa è più forte delle proprie divisioni”.

Soddisfatti anche il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ancora una volta hanno potuto ricoprire il ruolo di governi-guida in ambito europeo, rafforzando ulteriormente l’asse franco-tedesco. “Il Recovery plan è un cambiamento storico della nostra Europa e della zona euro. Voglio che tutti misurino la distanza percorsa in due mesi, in due mesi siamo riusciti a costruire un consenso”, ha dichiarato il capo dell’Eliseo. “Sono molto sollevata – ha detto invece la leader tedesca – A febbraio non ci eravamo riusciti, ma ora ce l’abbiamo fatta e questo è un buon segnale. Eventi straordinari, e la pandemia che ci ha colpito tutti lo è, richiedono anche nuovi metodi straordinari”.

Soddisfazione affiora anche dal fronte dei rigoristi, con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz che parla di “un buon risultato per l’Ue e per l’Austria sul Quadro finanziario pluriennale e sul Recovery Instrument. Grazie a tutti i colleghi, in particolare ai frugali”.

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