La riforma delle legge elettorale non arriverà in Aula neanche a luglio e neppure sarà discussa in commissione. Il rinvio, ufficializzato durante l’Ufficio di presidenza di Montecitorio, è passato grazie al fatto che i renziani hanno deciso di votare con il centrodestra. Un gesto condannato dal Partito democratico che invece negli ultimi giorni ha chiesto un’accelerazione. “Italia viva smentisce gli impegni assunti alla nascita del governo”, ha detto il vicesegretario Pd Andrea Orlando. Il riferimento è all’accordo sottoscritto al momento della nascita del governo giallorosso: i 5 stelle hanno messo come condizione il via libera al taglio dei parlamentari, legge che i dem hanno votato in cambio appunto di una riforma del sistema di voto. E a gennaio scorso, tutte le forze dell’alleanza (Pd, M5s, Leu e Iv) hanno firmato un documento sulle riforme da fare prima del referendum. Ecco perché ora, il rinvio quando mancano meno di due mesi all’appuntamento elettorale, agita i democratici.

La novità delle ultime settimane è l’opposizione di Italia viva al cosiddetto Brescellum: ovvero proporzionale con lista di sbarramento al 5 per cento. Oggi Pd, M5s e Leu hanno chiesto che fosse messo ai voti come testo base lunedì 27 luglio, ma Iv si è opposta insieme al centrodestra. “Il Pd – ha riferito il relatore Emanuele Fiano al termine della seduta – ha chiesto con il proprio capogruppo Stefano Ceccanti che venerdì fosse calendarizzato in Commissione il voto del testo base; la richiesta è stata sostenuta da M5s e Leu, mentre Italia Viva si è dette contraria assieme al centrodestra. Questa decisione ha per noi un significato politico rilevante perché è la rottura di un accordo politico stretta nel momento in cui abbiamo tutti deciso di far viaggiare la legge elettorale in concomitanza con il referendum sul taglio dei parlamentari” che si svolgerà il 20 settembre. L’ufficio di Presidenza della Commissione tornerà a riunirsi martedì 28 luglio, ha spiegato ancora Fiano, dopo la nuova riunione della Conferenza dei capigruppo che deciderà quando calendarizzare in Aula la legge elettorale.

Anche la capogruppo in Commissione di M5s, Vittoria Baldino, ha confermato ai cronisti l’appoggio alla richiesta dei dem: “Noi abbiamo dato seguito ad un accordo di maggioranza per il quale sarebbero dovuti andare in Aula sia la legge elettorale che il conflitto di interessi” sostenuta soprattutto da M5s. “Registro purtroppo che Iv non ha dato seguito all’accordo”. Il capogruppo di Italia viva in Commissione, Marco Di Maio, dà una lettura diversa: “Non riteniamo una priorità discutere ora di legge elettorale, sulla quale il Pd ha deciso di accelerare per ragioni interne. Oltretutto, questo porterebbe ad una rottura con le opposizioni che in questo periodo hanno consentito al Parlamento di lavorare, come si è visto sul decreto RIlancio o con il voto unanime all’Assegno unico per i figli. Abbiamo davanti a noi dei provvedimenti importanti da affrontare e questa rottura sarebbe un errore politico”. Di Maio ha anche contestato la ricostruzione secondi cui Italia viva non avrebbe rispettato il patto di maggioranza: “Non c’era un accordo per votare la legge elettorale il 27 luglio. Rispetto ai patti di gennaio c’è di mezzo una pandemia mondiale, non capire che le priorità oggi sono altre è un errore istituzionale che si aggiunge a quello politico di rompere con le opposizioni”. Contro i renziani anche la dem Barbara Pollastrini: “Sarà che sono di Milano e che sono una donna, ma il Parlamento può anche fare due cose insieme. La verità è che Iv si è ridotta a fare la stampella di Lega e centrodestra”.

Ma la questione va ben oltre le scaramucce: “Cambiare idea in politica è sempre lecito, è giusto però, quando questo avviene, dichiararlo esplicitamente”, ha scritto il vicesegretario dem Orlando in una nota. “E’ grave, invece, che questo nuovo orientamento di Italia Viva privi gli italiani della possibilità di avere una nuova legge elettorale mentre si profila con l’imminente referendum di Settembre il definitivo taglio dei parlamentari. Tale scelta, che smentisce gli impegni assunti alla nascita del governo, permanendo l’attuale sistema elettorale, priverà milioni di italiani che vivono nelle aree meno popolose di un’adeguata rappresentanza. Contrapporre la crisi economica all’esigenza di affrontare questo tema non solo è falso, poiché al Parlamento che sta rispondendo all’emergenza causata dal Covid non mancano gli strumenti per affrontare contemporaneamente anche questa tematica, magari rinunciando a qualche giorno di ferie dei parlamentari, ma è anche sbagliato poiché la crisi infatti rende ancor più necessario che nessuna area del Paese sia marginalizzata dal punto di vista politico”.

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