“Walsche” è la parola, non priva di disprezzo, con cui in Sud Tirolo i tedeschi definiscono gli italiani, o meglio, il popolo italiano. Un termine-spia di un’intolleranza non ancora superata. Il fatto che sia stata usata in una dichiarazione ufficiale da un partito dichiaratamente separatista ha fatto scoppiare a Bolzano la polemica tra opposte appartenenze politiche. I leghisti contro quelli di Südtiroler Freiheit, Bozen Solidale e l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani contro l’anti-razzismo a senso unico della Lega, i sudtirolesi contro gli italiani.

Ad accendere la miccia una dichiarazione della consigliera provinciale Myriam Atz Tammerle riferita a un appalto da 27 milioni di euro per il trasporto degli studenti: “Nun auch walscher Schülertransport?”, la domanda provocatoria. Che in italiano significa: “Ora anche il trasporto degli studenti è walscher?”. L’ipotesi che ad aggiudicarsi l’appalto sia la ditta Tundo, non altoatesina, ha fatto infuriare i separatisti. Che hanno rincarato: “Oltre 4.000 studenti delle scuole primarie, medie e superiori sono stati portati a scuola quotidianamente, puntualmente e professionalmente da compagnie locali di autonoleggio. È discutibile se questo sarà ancora il caso della società italiana Tundo, poiché la società aveva già causato mal di stomaco nel trasporto dei disabili: ai conducenti non erano stati pagati i salari, le auto non erano conformi, i disabili non venivano prelevati in tempo o non potevano essere ritirati. Non potevano neanche comunicare con i conducenti perché non sapevano parlare tedesco”.

Ma l’uso del termine “walsch” ha fatto infuriare i leghisti. Giuliano Vettorato, vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano, ha replicato: “Siamo un esempio di convivenza e condivisione riconosciuto a livello internazionale, ma purtroppo, pare, a qualcuno come la consigliera Atz Tammerle, tutto ciò non ha insegnato nulla. Il termine ‘walsch’ mantiene per i nostri concittadini di madrelingua italiana un valore dispregiativo, solitamente utilizzato nelle locande, e non certo degno di un comunicato politico”. Insomma Vettorato ha accusato i sudtirolesi di razzismo.

Ma ecco, puntuale, la controreplica di Bozen Solidale, che non se la prende con le offese verso gli italiani da parte della destra nazionalista tedesca, ma con l’analogo atteggiamento che contraddistinguerebbe la destra italiana. “Quando il razzismo colpisce noi italiani, ecco una levata di scudi e paroloni quali convivenza, fratellanza, solidarietà. Ricordiamo a Vettorato, che, a fronte della veemente condanna per quanto detto dalla macchietta di un partito di estrema destra tedesco, dovrebbe usare lo stesso impeto nei confronti dei suoi compari di partito che non hanno mai perso occasione per attaccare persone migranti, senza fissa dimora, Lgbt e in generale tutti gli ultimi della società”. In una parola: “Quanto detto da Tammerle è la versione tedesca del razzismo di una buona parte della destra italiana, Lega in testa”.

Osservazioni simili da parte di Guido Marchetti, dell’Anpi, che si è rivolto al governatore Arno Kompatscher e al presidente del consiglio provinciale Sepp Noggler, chiedendo a quest’ultimo “di sanzionare a termini di regolamento la responsabile di un atto formale inaccettabile”. E rivolto a Vettorato: “Ha giustamente condannato il razzismo della consigliera Tammerle, ma dovrebbe fare altrettanto anche quando i professionisti dell’odio colpiscono in modo indiscriminato migranti, stranieri, minoranze o invocano ‘libertà di razzismo’”. Il riferimento è a Matteo Gazzini, esponente leghista, che ha postato su Facebook: “Non ci può essere libertà se non si permette ad una persona di essere razzista. Il problema non è il razzismo, ma la discriminazione che il razzismo crea”.

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