Un’indagine sull’arresto dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. È quella che stanno portando avanti gli investigatori della Dia di Firenze su input della procura del capoluogo toscano. L’ufficio inquirente guidato da Giuseppe Creazzo sta indagando sulle stragi del 1993 a Firenze, Roma e Milano e sugli attentati del 1994 allo stadio Olimpico e al pentito Totuccio Contorno. Nelle ultime settimane gli inquirenti hanno acquisito elementi per chiarire alcuni aspetti dell’arresto dei fratelli Graviano, avvenuto a Milano, al ristorante Gigi il cacciatore di via Procaccini, la sera del 27 gennaio del 1994. A dare notizia è l’agenzia Ansa che la accredita ad ambienti investigativi: l’attività d’indagine ha già portato ad alcuni interrogatori mentre altri sono in programma.

La procura di Firenze ha riaperto le indagini sulle stragi dopo le intercettazioni in carcere di Graviano con Umberto Adinolfi. Sul registro degli indagati erano iscritti i nomi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, almeno fino al novembre dello scorso anno. Grazie al fatto che figurasse tra gli indagati per le stragi del 1993, infatti, il leader di Forza Italia si è potuto avvalere della facoltà di non rispondere quando è stato citato come testimone al processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra.

Il nome di Berlusconi è stato evocato più volte dallo stesso Graviano durante le udienze del processo Ndrangheta stragista, in corso davanti alla corte d’Assise di Reggio Calabria. Durante una serie di udienze il boss di Brancaccio ha sostenuto di essere stato in affari con l’ex presidente del consiglio, grazie agli investimenti compiuti dal nonno a Milano negli anni ’70. Ha parlato di “imprenditori di Milano” che non volevano fermare le stragi. E poi ha invitato la procura a indagare sul suo arresto per scoprire i mandanti delle stesse stragi. “Vada a indagare sul mio arresto e sull’arresto di mio fratello Filippo e scoprirà i veri mandanti delle stragi, scoprirà chi ha ucciso il poliziotto Agostino e la moglie, scoprirà tante cose”, ha detto Graviano al procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo il 23 gennaio scorso. Che intendeva dire ? Cosa c’entra il suo arresto con l’omicidio mai risolto del poliziotto Nino Agostino, ucciso in Sicilia insieme alla moglie del 1989? E che c’entra l’arresto dei Graviano coi mandanti delle stragi?

I fratelli di Brancaccio vengono fermati a Milano. A incastrarli è involontariamente Giuseppe D’Agostino, un palermitano che va trovarli a Milano per accompagnare il figlio Gaetano a fare un provino con i pulcini Milan. “Se i carabinieri diranno la verità su come sono andati i fatti, se anche D’Agostino Giuseppe dirà chi li ha invitati a fare il provino al Milan, e la società di Milano, voi scoprirete chi sono i veri mandanti”, ha detto tra le altre cose il boss in aula. Il pm lo ha incalzato: “Lei ci vuole dire oggi chi sono i responsabili delle stragi?”. “Io non faccio l’investigatore”, ha risposto fiero il boss prima di aggiungere: “Io dentro al carcere ho incontrato certe persone, che mi hanno raccontato che a imprenditori di Milano interessava che non si fermassero le stragi”. Chi sono questi imprenditori? “Madre natura”, come lo chiamavano i suoi uomini, non ha risposto limitandosi a dire semplicemente che “si evince anche dalle intercettazioni con Adinolfi. Io parlo di un imprenditore, come si evince dalle intercettazioni, però a me non fate dire nessun nome perché io non riferirò nessun nome”. Poi il pm ha esplicitato la madre di tutte le domande: “Silvio Berlusconi è tra i veri mandanti delle stragi?”. Graviano, però, non ha risposto. Prima si è innervosito. Poi, redarguito dalla giudice Ornella Pastore, ha detto: “Dottoressa, io per il momento non mi ricordo”. L’ennesimo messaggio trasversale del boss che custodisce i segreti delle stragi.

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