“Ciò che sta accadendo nelle Rsa, persone di fatto recluse e private della partecipazione alla vita affettiva, è un abuso che riguarda tutti”. Inizia cosi l’ultimo dei tanti messaggi inviati dai parenti degli anziani residenti nelle Rsa della Lombardia e di tutta Italia che Felicita, Associazione per i Diritti nella Rsa, ha ricevuto e girato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza.

“Quando il lockdown è terminato, o almeno allentato per la quasi totalità dei cittadini, le strutture che ora giustificano la scelta di tenere chiusi da quattro mesi e oltre gli ospiti all’interno di uno spazio – continua il messaggio di M.R. datato 13 luglio – senza farli uscire mai all’aperto e senza farli incontrare con i parenti, con il tardivo intento di proteggerli e impedire il diffondersi del virus, creano una disparità di trattamento che discrimina gli ospiti delle Rsa, aggiungendo un danno ai danni precedenti” .

L’obiettivo dell’associazione è che il premier e il ministro prendano i provvedimenti necessari a sanare “gli effetti negativi del decreto-legge del 25 marzo 2020″, che ha confermato l’affidamento alle discrezionalità delle Direzioni Sanitarie delle Rsa l’accesso degli ospiti agli incontri coi familiari.

“Combattere la solitudine degli anziani – tanto più dei soggetti che non possono mantenere una normale vita di relazione senza l’aiuto determinante di altri – dovrebbe essere un dovere e una preoccupazione primaria da parte delle istituzioni che hanno il compito di assicurarne la salute fisica e psicologica come diritto inviolabile dell’individuo, riconosciuto dall’articolo 32 della nostra Costituzione”, ha detto il presidente di Felicita, Alessandro Azzoni.

Un altro messaggio riportato dall’associazione racconta della prima visita alla madre, dopo oltre tre mesi di isolamento. “Un incubo. Venti minuti cronometrati, in presenza di tre operatori innervositi, attraverso un plexiglas e a distanza di circa quattro metri. Mia madre è apparsa dimagrita, non ha risposto ad alcuno stimolo. – ha scritto P. M. il 27 giugno – Io ho pianto venti minuti, mentre l’operatore commentava con il parente del turno seguente: ‘Ma che senso ha stare 20 minuti davanti ad una persona che non reagisce ormai più a niente?’. Ma io sapevo interagire con lei prima di tutto ciò. Ma che mondo abbiamo creato?”.

L’associazione rimarca quindi come dopo i danni dovuti alla mancata protezione, all’inosservanza delle regole di sicurezza, all’esclusione dalle cure ospedaliere, ora gli 88.571 attuali ospiti delle Rsa italiane subiscono il danno di una prolungata esclusione dalla vita e dal possibile ritorno alla normalità.

“Dopo l’attenzione ottenuta dal Prefetto di Milano, dott. Mauro Saccone, e dal Presidente del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, dott. Mauro Palma, ora è indispensabile che sia lo Stato a garantire in tutte le Rsa, a prescindere dalla loro Regione di appartenenza, il diritto all’assistenza, alla cura e alla tutela del benessere degli anziani, in primis il dritto a vivere la dimensione sociale e affettiva insita nelle relazioni con il mondo esterno”, conclude Azzoni.

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