Il loro arrivo assomiglia a una gioiosa invasione pacifica con la baldanza degli ormoni, del sole e il lusso di una vacanza che dura tutta l’estate. Verso le tre del pomeriggio occupano la spiaggia con palloni, Bose e il suono delle loro risate accompagnate da una profana litania di bestemmie. “Porco qui, dio di là”, la sfida a chi la spara più grossa scatena un freestyle blasfemo incalzante. Il fatto che ci siano persone a un metro da loro, bambini, ragazzini o devoti, non li tocca. La bestemmia diventa locuzione, la parola un intercalare.

Mio nonno, che era veneto, non si esimeva dall’esplicitare disappunto, sorpresa, spavento con una bestemmia tra i denti, poi subentrava mia nonna a scandire il suo nome sillabandolo, ammonendolo con dolente pazienza. Nonostante non creda in Dio, piuttosto nel potere ancestrale e taumaturgico dell’improperio fatto come si deve, la bestemmia rituale e costante sulla bocca di un ragazzino mi rimbomba all’orecchio come una nota stonata.

L’altro emisfero adolescenziale è una torcida di mini bikini che potrebbe servire da casting en plein air per un film di Tinto Brass. È un’overdose di natiche, di tutte le forme e taglie, e chi non arriva al grande schermo se la può giocare a “Miss Culetto Summer 2020”. Resta solo un non trascurabile vizio di forma: la più grande non arriva a sedici anni.

Nell’ombrellone di fianco, un gruppo di ragazzi sui 15 anni parla di porno con consumata disinvoltura, con la ritrosia di Depardieu davanti a un buffet: “Cosa hai fatto ieri sera?” “Bah, quando sono arrivato a casa mi sono sparato qualche video porno.” “Ah, sì quello anch’io. Io tutte le sere, anche dieci.” “Ah no, io dieci non ce la faccio. Sono troppo stanco.” “Ma tu cosa guardi?”
“A me piacciono quelli dei po***ni.” “A me piacciono quelli col c***o grosso.”

Ci sono poi quelli in versione “grunge 2.0”: capello lungo, fisico asciutto, tatuati, fumano una sigaretta dopo l’altra. Le ragazze sono audaci, non hanno paura di niente e offrono il lato B con sprezzo del giudizio. E bevono. Bevono birre già calde perché sotto il sole fa tanto endurance.

Poi, con una speranza tacita nel cuore perché un po’ parteggi per loro rivedendoti in quella spavalderia che covi ancora sotto le ceneri di qualche decennio in più, li osservi mentre si preparano per andare via. Speri che dietro quei visi ancora pieni e brufolosi si nasconda non solo un’anima bella e dannata ma anche green. E invece no. Di loro restano sull’arenile solo i mozziconi e le Ceres.

Sono i nostri giovani, il prossimo cambio della guardia, non sono giusti o sbagliati, né buoni o cattivi. Ma sono in parte il nostro riflesso, e quello che vediamo è la pagella di fine anno sulla nostra condotta.

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