Alla chetichella, come spesso è accaduto negli ultimi anni, è ripreso il flusso dei migranti che attraversano il confine italo-francese tra il Monginevro e il passo della Scala, sfuggendo ai controlli della polizia, soprattutto a quelli dei “gendarmes” francesi che hanno l’ordine di respingerli. Una rapida visita a Briancon, ai promotori di TousMigrants, Michel e Marianne Rousseau, e al Refuge Solidaire ci ha fatto apprendere, e anche vedere molte cose.

Un ragazzino afgano, con una chiara parlata inglese, ci racconta di essere appena arrivato. A soli 16 anni si è fatto un viaggio di undici mesi da Kabul. La sua idea fissa è di andare in Belgio dove cercherebbe di fare il biologo, o in subordine, il soldato (“per il Belgio, tanto con il mio paese ho chiuso”). In Belgio non ha parenti, non racconta come gli è nata l’idea. Un altro afgano vicino a lui, questo è arrivato tre giorni fa, vuole andare in Olanda.

Cerca rifugio in Francia, invece, il togolese P., e racconta che in Italia non vede più nessuna possibilità, dopo aver ricevuto il doppio diniego alla richiesta d’asilo ed aver constatato il disinteresse e l’abbandono da parte del suo avvocato. Sono ospiti del Refuge Solidaire, frutto della trasformazione in mini-ostello di un edificio comunale. Pochi giorni fa, in controtendenza rispetto alla Francia, a Briançon ha vinto un sindaco di destra a causa della spaccatura del campo di sinistra.

Tenterà di chiudere il Refuge Solidaire? Secondo Michel Rousseau è difficile che ciò accada, i solidali a Briançon sono molti e molto attivi. Non c’è nessuna emergenza, eppure basta passare un’ora nel Refuge Solidaire, la domenica mattina, per veder passare volontari e arrivare donazioni di cibo o di altri generi di prima necessità. Nelle notti di inverno c’è gente di Briançon che fa i turni di vigilanza nella neve, nelle valli, per veder arrivare i migranti dispersi e infreddoliti e salvarli, spesso letteralmente, dal congelamento.

Ragioniamo con Michel Rousseau sul senso e sul destino di questo flusso di migranti. “TousMigrants è nata da una spinta forte e semplice di solidarietà, molte questioni giuridiche le abbiamo imparate poco a poco”. Undicimila circa i migranti entrati attraverso Briançon dal 2016. “Con molti di loro siamo rimasti in contatto, a volte ci sentiamo stanchi, è molto impegnativo seguire così tante persone”. Sconfinando tra constatazioni personali e qualche dato generale, tra osservazioni di Michel e mie, viene fuori un quadro che provo a enunciare.

La stragrande maggioranza dei migranti che passano dall’Italia alla Francia dovrebbe essere “dublinata”, cioè ai sensi del trattato di Dublino dovrebbero essere riaccompagnati in Italia. Ma ciò accade in una minoranza di casi. Molti migranti si disperdono nel sottobosco delle grandi città e delle banlieue. Ma è anche vero che molti chiedono asilo. Ne hanno diritto, anche se lo hanno già chiesto in Italia, anche se – proprio per questo motivo – è altamente improbabile che la domanda venga accolta.

Può accadere però che l’impossibilità poliziesca di rispedirli in Italia finisca per sfociare in un riconoscimento di protezione in Francia. Insomma il passaggio dall’Italia alla Francia non è di per sé né un miglioramento né un peggioramento della condizione del migrante richiedente asilo, ma è l’inizio di nuove tappe in una storia di precarietà. Con una difficoltà in più rispetto all’Italia (questa proprio non la sapevamo) e cioè che a dispetto di una direttiva europea, in Francia il richiedente asilo non può lavorare, o meglio può farlo solo in determinati periodi e circostanze e solo dopo aver chiesto e ottenuto una particolare autorizzazione.

In ogni caso, che ci sembri logico o no, il flusso verso la Francia sta riprendendo e la richiesta di TousMigrants è quella di essere vigilanti e solidali. Distribuiscono anche un pieghevole che invita a combinare vacanza e impegno. “Venite a fare trekking o semplici passeggiate nelle nostre valli al confine italo-francese e se possibile passate la notte in tenda. Non correte alcun rischio (ci sono tutte le istruzioni legali) e anche con poco sforzo potete essere molto utili”.

Per parte nostra abbiamo sperimentato una possibilità, sulle orme di quanto facciamo quotidianamente a Torino con Eco dalle città e gli Ecomori al mercato di Porta Palazzo. Dopo aver saputo che c’è una qualche tradizione di recupero di ortofrutta invenduta alla fine del mercato della domenica di Briançon siamo andati ed effettivamente abbiamo visto qualche giovane che raccoglieva da cassette lasciate da ambulanti. E così abbiamo messo insieme un po’ di frutta e di verdura che abbiamo portato al Refuge Solidaire alla cucina dei migranti, affinché l’esperienza si ripeta.

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