Il Consiglio superiore della magistratura ha approvato il “potenziamento” della sezione disciplinare. Il motivo? Dal 21 luglio a Palazzo dei Marescialli dovranno “processare” Luca Palamara, il pm sotto inchiesta a Perugia diventato il simbolo del cosiddetto “caso nomine“. Uno scandalo che ha imbarazzato il mondo della magistratura. Palamara è l’unica toga sotto inchiesta ma il trojan installato sul suo telefonino ha registrato le voci e i messaggi di decine di altri giudici. Molti dei quali adesso dovranno affrontare un procedimenti disciplinare.

Per questo motivo il Csm ha deciso di approvare a maggioranza la modifica dell’articolo 4 del Regolamento interno, che disciplina l’elezione dei componenti supplenti della Sezione disciplinare: saranno aumentati da 10 a 14 (3 togati e un laico). La misura serve a far fronte all’aumento dei procedimenti disciplinari e al problema delle incompatibilità: molti dei magistrati che dovranno essere processati dal tribunale interno delle toghe, infatti, conoscono o hanno avuto rapporti con componenti del Csm. Che dovranno astenersi: da qui la necessità di allargare il numero dei supplenti.

Una decisione che non è piaciuta a tutti i componenti del consiglio. La modifica, infatti, non è stata votata da quattro consiglieri che si sono astenuti: sono i togati Antonio Amato e Loredana Miccichè di Magistratura indipendente del laici Filippo Donati, eletto in quota M5s, e Alessio Lanzi di Forza Italia. “Mi rendo conto della necessità di modifica in relazione all’aumento dei potenziali procedimenti disciplinari, ma nella motivazioni non viene tenuto in alcun conto la tensione che questa proposta ha con l’art. 25 della Costituzione creando di fatto dei giudici nuovi che andranno a valutare fatti precedenti alla loro nomina. E lo facciano con modifica regolamentare e non per legge”, sostiene Lanzi. Secondo il laico c’è contrasto con il principio della “precostituzione del giudice per legge“, visto che “con questa modifica oltre ai 6 componenti effettivi, i supplenti passano da 10 a 14, portando i componenti complessivi della Sezione a 20 su 24 consiglieri del Csm; con conseguenti difficoltà per il funzionamento delle attività di tutto il consiglio”, rileva ancora Lanzi. A Lanzi replica Fulvio Gigliotti, altro consigliere laico eletto in quota M5s che ha presentato un emendamento tecnico approvato con la stessa maggioranza del voto finale. Secondo Gigliotti, “è vero che aumenta il numero dei componenti della Sezione arrivando a 20 su 24. Ma l’aumento del numero dei supplenti, già oggetto di pronunciamento della Corte costituzionale, non pone problemi di composizione della Sezione Disciplinare, tenuto anche conto che la Costituzione attribuisce direttamente all’intero Consiglio la funzione disciplinare, legittimamente delegabile, secondo la Corte Costituzionale, a una più ristretta composizione”.

Per Giuseppe Cascini, invece, quella di oggi è “una modifica necessaria“. “Nell’ultimo periodo – spiega il togato di Area – sono aumentati i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Soprattutto sono aumentati, purtroppo, i casi di applicazione delle misure cautelari, quali il trasferimento o la sospensione, nei confronti di magistrati”. A questa situazione si è aggiunto, ha fatto presente Cascini, un “recente cambio di orientamento delle sezioni unite della Cassazione” che hanno stabilito “la necessità di modificare la composizione del collegio nella fase di rinvio”. “In caso di secondo annullamento con rinvio – ha spiegato Cascini – la sostituzione del collegio diventa impossibile con l’attuale norma, per questo è opportuno aumentare a 6 i componenti giudicanti e a 4 i laici, per garantire la funzionalità della Sezione”.

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