Il concetto marxiano di ideologia permette di gettare luce sul nuovo paradigma del sapere medico innalzato a scienza del capitalismo terapeutico. Sulla scia di Marx, l’ideologia è falsa coscienza necessaria: è il modo con cui un ordinamento storicamente e socialmente determinato si presenta proditoriamente come naturale ed eterno. E, dunque, rimuove le tracce della propria genesi e si fa naturale come l’andamento dei pianeti, dunque tale da dover essere semplicemente registrato, mai criticato perché ritenuto illegittimo.

Ancora sulle orme di Marx, l’ideologia è “cattiva universalizzazione” dell’interesse particolare, falsamente presentato come interesse dell’intero. Insomma, in estrema sintesi, l’ideologia è il discorso dominante che la classe dominante impone all’intera società, con il solo fine di santificare i rapporti che la vedono realmente dominante: è, direbbe Marx, il dominio dei dominanti trasferito nella testa di tutti sotto forma di idee dominanti.

L’ideologia funziona al meglio, allorché riesce a celare se stessa, presentandosi, appunto, come sapere scientifico, asettico e pienamente rispondente all’oggettività della natura. Non è difficile capire in che senso e su quali presupposti il discorso del medico, nel quadro del nuovo capitalismo terapeutico, svolga una funzione ideologica, nell’accezione marxiana. Tale discorso, che appare anodino e avalutativo, finisce per innalzare a interesse universale, obiettivamente riscontrabile, l’interesse del polo dominante, la sua ristrutturazione autoritaria e verticistica dei rapporti di forza. In altri termini, nasconde dietro la questione della salute e dell’emergenza sanitaria un rapporto sociale, politico ed economico che si sta riorganizzando e che, appunto, si giustifica, nel suo stesso riorganizzarsi, mediante il logo medico-sanitario.

Non deve, allora, sfuggire come non vi sia nemmeno una delle misure emergenziali di ordine medico che non possa essere letta in chiave squisitamente politica: dal distanziamento sociale al “confinamento” (lockdown), dal divieto di assembramento alle pratiche di sorveglianza (droni e applicazioni di tracciabilità, riconoscimento facciale e autocertificazioni). Sono tutte, appunto, misure mediche e, insieme, politiche: tracciare un confine netto tra il sanitario e il politico diviene pressoché impossibile e proprio in ciò risiede la potenza del nuovo paradigma del capitalismo terapeutico attivato dal Covid-19.

Sotto questo profilo, si potrebbe integrare il discorso di Marx sull’ideologia con quello di Foucault sui “regimi di verità”. Se, come si diceva, l’ideologia glorifica i rapporti di forza, eternizzandoli e universalizzandoli, i regimi di verità, per parte loro, non si limitano a descrivere la realtà, ma le conferiscono forma. Nell’intreccio di sapere e potere, danno legittimità teorica al potere e, con movimento simmetrico, lo plasmano e lo strutturano. Nel caso del discorso del medico, ciò appare nitidamente visibile: esso, per un verso, descrive la società “malata” e, per un altro verso, attivamente contribuisce a plasmarne discorsivamente i rapporti.

Per questo la scienza medica, che forse Carlyle definirebbe “triste” al pari di quella economica, è oggi la scienza “del” nuovo capitalismo terapeutico in una duplice accezione. Secondo la valenza oggettiva del genitivo, essa ha per oggetto le relazioni e le pratiche poste storicamente in essere dallo sviluppo terapeutico del nuovo capitalismo pandemico. Secondo la valenza soggettiva del genitivo, è palesemente un instrumentum di cui il paradigma del capitalismo autoritario e terapeutico si avvale e si appropria, al fine di legittimarsi, santificarsi e autoriprodursi.

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