L’estrema destra italiana gioca con la pelle degli italiani. Se ne frega se a ottobre ci saranno morti in più, se ne frega se bisognerà tornare ai lockdown. È interessata solo ad attaccare il governo. Un gioco al massacro degno solo di un estremismo senza costrutto. E senza solidarietà.

La destra abominevole di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, dal basso della sua pochezza programmatica, è una destra che si schiera apertamente contro il patto sociale tra cittadini. È l’apoteosi dell’estremismo cretino e sterile, quell’estremismo che il 2 giugno – quando ogni italiano dovrebbe solo festeggiare la Repubblica – porta in piazza migliaia di cittadini senza distanziamento o mascherine, ma che poi invita a non scaricare Immuni.

La destra che esorta con veemenza a non utilizzare un’app fatta apposta per salvare vite è una destra che non rappresenta e non può rappresentare l’accordo solidale tra uomini appartenenti a una comunità.

Si può, infatti, più o meno scettici, più o meno garbatamente critici, sull’utilizzo di una app del genere, ma invitare pubblicamente gli italiani a non prendersi l’impegno collettivo di limitare la diffusione del coronavirus non è certo comportamento da patrioti quali amano definirsi.

In sostanza, l’estrema destra che scommette apertamente contro uno strumento che come obiettivo ha quello di tranquillizzare la comunità, permettendo una ripartenza più serena e dando qualche mezzo di difesa in più contro il Covid-19 in vista di quanto potrebbe accadere in autunno, è la destra della sfiducia che non ha alcuna intenzione di governare i processi ma intende solo approfittare subdolamente della paura delle persone.

Che poi, a ben pensare, è il lavoro sporco che fa sempre l’estrema destra: esaltare qualsiasi problema senza mai dare una vera soluzione. È una politica talmente vuota, talmente autoreferenziale, che inaridisce nell’esterna ricerca di una polemica, di un’incazzatura, di un urlo pur che sia.

Salvini e Meloni e la loro stucchevole crociata anti Immuni ricordano quel marinaio che, in odio al capitano, confida nel naufragio della nave. O, meglio, quel marinaio che pensa di saper governare una nave ma che invece sa solo lamentarsi per il rancio.

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