Il Consiglio Ue ha dato il via libera definitivo al riuso dei fondi europei per lo sviluppo rurale (Feasr) per aiutare gli agricoltori (fino a 7mila euro per azienda) e le Pmi agroalimentari (fino a 50mila euro per azienda) più colpiti dalla crisi del Covid-19, permettendo agli operatori del settore di tirare un sospiro di sollievo, ma le risorse a disposizione non convincono tutti e, secondo Confagricoltura, restano insufficienti. L’emergenza Covid-19 ha infatti provocato per il 2020 perdite stimate in 12,3 miliardi di euro al settore agricolo nazionale. “La risposta dell’Ue per limitare le conseguenze economiche della pandemia sul settore agricolo resta vistosamente inadeguata” ha commentato il presidente Massimiliano Giansanti, ricordando che, stando alle cifre diffuse dall’Europarlamento, in Italia potranno essere riassegnati complessivamente circa 420 milioni di euro. “Una somma insufficiente – aggiunge – basti ricordare che solo per gli aiuti al reddito degli agricoltori gli Stati Uniti hanno disposto uno stanziamento straordinario di 16 miliardi di dollari”.

IL VIA LIBERA – La misura era stata approvata nei giorni scorsi dal Parlamento con 636 voti favorevoli (21 i contrari e 8 astensioni). Dopo l’ok del Consiglio, il regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale Ue nei prossimi giorni ed entrerà in vigore immediatamente. Prevede che i Paesi possano reindirizzare fino al 2% dei fondi per lo sviluppo rurale disponibili verso le imprese in difficoltà a causa dei mesi di chiusura dei ristoranti e dei mercati, pagando una somma forfettaria una tantum, a titolo di compensazione. La Commissione, inizialmente, aveva proposto che il tetto massimo fosse dell’1%. Prorogata la scadenza per i pagamenti (in questo modo si dà più tempo per sbloccare il sostegno) che devono essere effettuati entro il 30 giugno 2021, in base alle domande di sostegno approvate entro il 31 dicembre 2020. Il Parlamento ha poi portato il tetto massimo per l’indennizzo da versare agli agricoltori più colpiti a 2mila euro in più rispetto a quanto proposto dalla Commissione europea (5mila euro), confermando quello per il sostegno alle piccole e medie imprese, così come previsto nella proposta originaria.

I DUBBI DI CONFAGRICOLTURA – “Prendiamo atto della decisione, ma la nostra posizione non cambia – ha commentano il presidente della Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – Ringraziamo il Parlamento europeo per il lavoro svolto al fine di migliorare il progetto iniziale della Commissione, ma dobbiamo rilevare che le risorse finanziarie restano invariate. Non sono stati mobilitati fondi aggiuntivi. All’atto pratico, è stata data agli Stati membri la facoltà di modificare la destinazione di fondi già messi a disposizione dall’Unione”. In Italia potranno essere nel complesso riassegnati circa 420 milioni di euro. “C’è poi un altro aspetto da sottolineare – ha aggiunto Giansanti – Non potranno beneficiare del nuovo regolamento varato a Bruxelles le imprese agricole localizzate nelle regioni che hanno impegnato puntualmente i fondi per lo sviluppo rurale. E, quindi, non ci sono risorse finanziarie da rimodulare. È una situazione che lascia perplessi, perché sarebbe penalizzata l’efficienza amministrativa”. Confagricoltura ha dunque annunciato che continuerà a fare pressing sulle istituzioni dell’Unione per aumentare i fondi dell’Ue per l’emergenza Coronavirus “fermi a circa 80 milioni di euro”, anche perché “nonostante la fine del lockdown, la riapertura delle frontiere e del canale HoReCa, l’impatto economico della pandemia continuerà a farsi sentire almeno fino alla fine dell’anno”.

IL CRACK DA 12,3 MILIARDI – Di fatto, come ha ricordato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, in occasione della convocazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte per gli Stati Generali, l’emergenza Covid-19 ha provocato perdite stimate in 12,3 miliardi di euro al settore agricolo nazionale, nel 2020 “per effetto del taglio alle esportazioni, delle difficoltà e chiusure di bar e ristoranti, del crollo dei flussi turistici e della pesante contrazione delle quotazioni alla produzione per alcuni prodotti in controtendenza rispetto all’aumento dei prezzi al dettaglio, per effetto di distorsioni e speculazioni che vanno fermate. Da quando è iniziata la pandemia, in Italia il 57% delle 730mila aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività con un impatto che varia da settore a settore, dall’allevamento al vino, dall’ortofrutta all’olio, dai fiori alle piante senza dimenticare la pesca e l’agriturismo che ha azzerato le presenze. Una situazione non facilitata dal fatto che “l’agricoltura italiana è la meno sostenuta tra quelle dei principali Paesi europei dove in vetta alla classifica ci sono la Francia, seguita da Germania e Spagna”.

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