La Corea del Sud, capitale Seoul (dieci milioni di abitanti), sa bene cosa sono le epidemie: nel 2015 conobbe il Mers-Cov e si trovò in difficoltà. Da allora furono prese misure di precauzione che oggi, alla prova del Sars-Cov-2, hanno funzionato: la popolazione, abituata ad autoresponsabilizzarsi, ha patito meno contagi e meno decessi di tanti altri paesi. La vita ha subìto un rallentamento ma non si è fermata, e ora si punta alla ripresa totale.

Il prossimo 25 giugno l’Opera Theater del Seoul Arts Center darà Manon di Jules Massenet, con orchestra, scene, cantanti, pubblico: Seokwon Hong dirige un cast di cantanti coreani, mentre la regia è del francese Vincent Boussard, che già nel 2015 aveva allestito l’opera in una coproduzione tra Vilnius e San Francisco. La messinscena coreana, a sua volta, era stata realizzata nel 2018, con scene originali, costumi nuovi, in una versione musicale più concisa e un colore generale più scuro.

Manon non è un’opera facile. La vicenda si riassume sì nel colpo di fulmine che rapisce i due giovani, la garrula Manon e lo squattrinato cavalier Des Grieux, in un vortice di inganni e disavventure, ma i tanti cambi di scena, l’abbondanza dei personaggi, gli inserti spettacolari ad libitum, la presenza di dialoghi parlati ne rendono complessa la realizzazione scenica. “A volte – dice Boussard – bisogna operare delle scelte per mettere in risonanza l’opera del passato con le aspettative e i codici narrativi del pubblico odierno; del resto Massenet stesso aveva anticipato questa necessità, suggerendo opzioni di tagli e adattamenti”.

Nella sua lettura il regista evidenzia la vita dissipata di una ragazza che nella costante ricerca del piacere accumula delusioni, amarezze, solitudini e tradimenti, sfidando “un destino che va oltre le epoche e del quale lei non è la sola responsabile”. Il fulcro su cui si impernia lo spettacolo è dunque, per Boussard, la temporalità. Che è triplice: il tempo della narrazione, il tempo del compositore, il tempo dello spettatore.

Il regista sottolinea che nel suo linguaggio Massenet “da un lato imita il primo Settecento, gioca con Bach e Rameau” per evidenziare la couleur locale, ossia la Parigi del Settecento; dall’altro, per esprimere i sentimenti “si vale di un linguaggio pienamente ottocentesco”. E poi ci siamo noi, portatori di una sensibilità e di codici narrativi ancora diversi. Occorre dunque “stabilire ponti tra questi vari mondi temporali e sintetizzarli, dando loro lo spazio perché possano respirare insieme”.

L’opera sarà rappresentata senza particolari misure anti-Covid. Nessun distanziamento in scena, l’orchestra in buca come da tradizione, i cantanti sul palco senza mascherine, non troppo lontani l’uno dall’altro, e neppure disposti su pedane individuali come in certi casi vedremo fare in Europa nei prossimi mesi. Il pubblico, invece, indosserà la mascherina e osserverà la distanza minima: sarà occupata una poltrona su tre. Durante le prove gli artisti portano visiere trasparenti e sono sottoposti al controllo della temperatura due volte al giorno. Per il resto tutto si svolge in maniera consueta.

Con la differenza, sottolinea Boussard, che siamo “fra i pochi fortunati che presenteranno uno spettacolo operistico in condizioni di allestimento normale”. Va però detto che le condizioni di quarantena, alle quali si è dovuto sottoporre lo stesso Boussard, sono state rigorosissime: proibizione assoluta di uscire dalla propria stanza, messaggi di controllo ogni due ore, misura della temperatura varie volte al giorno, app di localizzazione obbligata e così via. “Però, sinceramente, rispettare questa quarantena è stato uno sforzo di poco conto rispetto alla gioia di andare oggi in prova, e davanti al pubblico fra pochi giorni”.

Nel prossimo futuro Boussard sarà impegnato in vari spettacoli, principalmente dal repertorio dell’Ottocento francese: Samson et Dalila, Werther, Hamlet; ma anche Candide di Bernstein, sospeso per Covid nel marzo scorso e riprogrammato dall’Opera di Losanna per il 2022; e, assieme al compositore belga Benoît Mernier, la prima assoluta di un’opera tratta dal racconto The Yellow Wallpaper (1892) della scrittrice femminista americana Charlotte Perkins Gilman.

Vincent Boussard sogna l’Italia. È il compagno di una cantante acclamata, il soprano Patrizia Ciofi, che gli ha fatto conoscere e amare tanti luoghi della penisola. La prospettiva di lavorare con qualche grande teatro italiano non potrà che rafforzare l’amore per il nostro Paese.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Tiziano Ferro a FqMagazine: “A 40 anni non ho più paura di dire le cose come stanno: cultura e musica spingono l’economia di questo Paese, non siamo menestrelli”

next
Articolo Successivo

Festa della Musica, a Milano il flashmob dei trombonisti: suonano i Coldplay in Galleria Vittorio Emanuele II – Le immagini

next