“Questa per noi è una falsa ripartenza, perché tanti di noi non ritorneranno a lavorare prima dell’autunno”. Diana è una sarta di scena di un teatro milanese e oggi ha partecipato al presidio di protesta dei lavoratori dello spettacolo fuori dalla Triennale di Milano. Fonici, tecnici delle luci, macchinisti, attrici e registi che chiedono un reddito di continuità per poter continuare a fare il proprio lavoro. “Sono centodieci giorni che sono inattivo – racconta Andrea, macchinista – non ho ricevuto un euro dallo Stato e sono dovuto andare a chiedere i buoni spesa in Comune, è schifoso”. La ripartenza al momento sembra essere per pochi: “Il teatro non è fatto solo da grandi imprese – spiega Rita, regista e attrice – ci sono tanti piccoli teatri e tante piccole compagnie che non potranno sostenere i costi della ripartenza, dunque non sarà per tutti”. Un gruppo di lavoratori dello spettacolo ha poi contestato esponendo dei cartelli il video messaggio del ministro dei beni culturali Dario Franceschini proiettato durante l’inaugurazione della rassegna estiva della Triennale. Lo stato di agitazione permanente dei lavoratori dello spettacolo proseguirà anche nei prossimi giorni “fino a quando non avremo risposte concrete” spiegano dal microfono gli organizzatori che nel corso delle ultime settimane hanno raccolta l’adesione di tanti big della musica come Vasco Rossi: “È sempre meglio che se ne parli – commenta Andrea – però questi signori erano a conoscenza delle nostre condizioni di lavoro anche prima quando lavoravamo 18 ore e gli faceva comodo, dunque non facciano i salvatori della patria”. Adesso, come dice il tecnico delle luci Fabio, “è giusto che ci mettano la faccia i lavoratori”.

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