Non solo infrastrutture, non solo digitalizzazione e banda larga ma anche infrastrutture sociali, educative, culturali e giovanili. Perché da questa fase delicata dovremmo uscire cambiati, più attenti ai reali bisogni delle persone, quindi investire in cultura, in educazione, quindi occuparci degli ultimi e degli invisibili, quindi trasformare i giovani in veri protagonisti di questo Paese. L’etichetta New generation, per il piano da 750 miliardi, non sia solo un nome ma la sostanza per guardare alla crescita economica in modo nuovo.

C’è un diritto all’esistenza e alle opportunità che diventa cruciale. La povertà nel 2019 è diminuita grazie al reddito di cittadinanza ma bisogna rafforzare e creare infrastrutture sociali, educative, culturali e giovanili che reggano all’impatto storico della pandemia. E per farlo bisogna creare una potente alleanza tra il variopinto mondo culturale del nostro Paese con l’abbandonato mondo scolastico e delle formazione. Due mondi che oggi sono deboli e che possono trovare insieme un nuovo slancio che crede nei giovani, nel sapere delle nostre università, nella nostra ricerca, nelle nostre migliori imprese innovative e dei nostri migliori professionisti.

Bisogna partire da una rivoluzione degli spazi con investimenti negli spazi educativi, culturali, negli spazi verdi e in nuovi spazi giovanili dedicati alla formazione e alla creazione di imprese che chiamerò Lab Generation. Secondo i dati del Manifesto di Cittadinanza attiva, a 10 anni dal terremoto che ha colpito L’Aquila più di un edificio attivo su due non possiede il certificato di agibilità statica, il 38% è privo di collaudo statico, il 59% è privo del certificato di prevenzione incendi, mentre quasi l’87% non è adeguato alla normativa antisismica.

Per questo nel 2020 abbiamo finalizzato 500 milioni annui per interventi per l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, circa 200 milioni all’anno per l’efficientamento energetico delle scuole, ripartendo le risorse secondo il criterio del numero di studenti e di affollamento delle strutture. Continuando su questa strada si devono innovare gli spazi uscendo dalle celle claustrofobiche dell’aula, per una rivoluzione educativa che parta dagli edifici, da open space, da laboratori, da spazi verdi integrati in un edificio che accoglie i nostri cuccioli d’uomo.

Questo è solo il primo tassello della rivoluzione degli spazi e della rivoluzione educativa che passa da un altro grande intervento nazionale per la riqualificazione e il potenziamento degli spazi culturali (cinema, teatri, musei, biblioteche, siti archeologici, etc) e degli spazi verdi e naturali, disseminando il Paese di nuovi luoghi della bellezza con una nuova mission: quella educativa e formativa. Sarebbe un investimento sulla creatività, sul genio italico tanto decantato.

Il terzo elemento della rivoluzione degli spazi è il nuovo territorio delle opportunità che dobbiamo creare con i Lab Generation, un incubatore dove si incontrano formazione, università, impresa, ricerca, investitori, a vantaggio tutto dei diplomandi e laureandi. Esistono nel Paese diverse esperienze virtuose che sono tuttavia scarsamente diffuse nei comuni e nelle province della nostra nazione.

Luoghi in cui si individuano e si investe sulle professioni del futuro, luoghi in cui i giovani possono promuovere le proprie start-up, le imprese condividere le proprie conoscenze, i finanziatori incontrare le migliori idee da far nascere e rendere grandi. Luoghi in cui si punta su creatività ed arte, innovazione, tecnologia, digitalizzazione, ecologia.

Accendiamo il dibattito del Paese sull’infrastruttura culturale, quella educativa e quella giovanile e faremo la vera iniezione di fiducia di cui ha bisogno l’Italia e l’Europa, una New Generation di cui andare fieri.

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