Il Covid 19 quest’anno potrebbe far calare non di poco l’aspettativa di vita degli italiani. Riportandola, per gli over 65 che vivono nei territori più colpiti come la provincia di Bergamo, addirittura ai livelli di 20 anni fa. Sono le conclusioni a cui arriva un nuovo rapporto Istat sugli scenari di mortalità che ha come prima firma tra i curatori il presidente dell’Istituto, il demografo Gian Carlo Blangiardo. Anche in uno scenario “moderato”, in cui il coronavirus rialza la testa a fine anno ma con meno violenza che nei mesi scorsi, la speranza di vita alla nascita nel Nord ovest e lungo la dorsale appenninica scenderebbe di due anni, da 84 a 82. E quella degli over 65 calerebbe – rispetto a una media di 21 anni – di oltre quattro anni a Bergamo, quattro a Cremona, tre a Lodi e Brescia.

La premessa è che, a fronte di un aumento della mortalità complessiva di 42.634 unità nei mesi di marzo e aprile 2020, circa l’85% della crescita è concentrato in 37 Province del Nord più quella di Pesaro-Urbino. Qui i decessi sono quasi raddoppiati a marzo (+94,1%) e sono risultati superiori di circa due terzi in aprile (+66%). Un precedente rapporto Istat aveva stimato l’impatto sulla mortalità complessiva in Italia con un modello che valutava gli ipotetici effetti come frequenza di decessi e rispetto alle variazioni dell’aspettativa di vita alla nascita e a 65 anni.

Ora i ricercatori danno “un quadro più preciso dell’eterogeneità che sembra legittimo attendersi negli scenari evolutivi del fenomeno”. Per questo hanno elaborato tre scenari: “ottimista”, dove si ipotizza che, per le età da 65 anni in poi, i valori di mortalità tornino normali da giugno e non risalgano più; “moderato”, che prevede un riacuirsi della mortalità in ottobre (con un aumento pari al 12,5% di quello registrato a marzo e aprile) e un peggioramento a novembre e dicembre (aumento pari al 25 e al 50% rispettivamente); “pessimista”, in cui a ottobre la mortalità over 65 aumenterebbe di un quarto rispetto al picco mentre a novembre e dicembre tornerebbe ai livelli di marzo.

Su base nazionale, nei tre scenari i decessi aumenterebbero tra 46.782 e 93.564, valore “che si allinea con alcune significative variazioni già registrate nel secondo dopoguerra”. Ma alla crescita contribuiscono per il 45% le Province di Bergamo, Milano, Brescia, Cremona e Torino. Mentre Roma fa segnare il maggior decremento dei morti su base annuale in valore assoluto.

Quanto alla speranza di vita, quella alla nascita anche nello scenario intermedio diminuisce in modo “significativamente più marcato” nelle Province del Nord. In quelle maggiormente colpite dal Covid-19, soprattutto nel Nord-ovest e lungo la dorsale appenninica, “si passerebbe da una speranza di vita alla nascita di quasi 84 anni a una di circa 82”. Nello scenario pessimista, a Bergamo e Cremona il calo sarebbe di oltre 5 anni. Mentre il cambiamento è “nella maggior parte dei casi trascurabile in buona parte delle Province del Centro e del Sud”.

Le criticità sono più nette ed evidenti se si restringe l’attenzione alle stime sulla speranza di vita degli over 65: in tutte le Province del Nord e parte di quelle del Centro, un 65enne in epoca pre Covid poteva aspettarsi di vivere in media altri 21 anni, mentre con gli effetti di mortalità dovuti alla pandemia gli anni scenderebbero nello scenario moderato a 19. Per alcuni territori la speranza di vita “torna indietro di circa 20 anni”, come nel caso di Bergamo dove nello scenario moderato cala di cinque anni assestandosi al livello accertato nel 2000 o di Cremona dove si torna al 2003 con quattro anni persi. Qui il calo è notevole anche nello scenario ottimista: 4 anni in meno a Bergamo, tre a Cremona, poco meno a Lodi e Brescia. In molte altre Province, quasi tutte al Nord, il ritorno al passato, se anche non arriva a un ventennio, è comunque superiore a una decade.

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