Gli occhi spiritati di Schillaci per un rigore non dato. La serpentina di Baggio contro la Cecoslovacchia. Le feste in piazza dopo le vittorie azzurre. Notti magiche prima della serata tragica. Napoli divisa. Maradona e Caniggia e Goycochea. Poi l’uscita sbagliata di Zenga e la delusione, forse la più grande di sempre, per l’eliminazione in semifinale. Sono le immagini di copertina di un ipotetico libro dal retrogusto amaro. Titolo possibile: ‘Mondiali Italia ’90, storia di un’occasione persa’. Perché l’eredità del torneo non si misura con il misero terzo posto della nazionale di Vicini. Il flop fu soprattutto organizzativo: tra costi esplosi e ritardi, le opere realizzate (almeno quelle che non sono state abbattute) erano e restano l’emblema dello spreco. Eppure fu un’edizione epocale, anche e soprattutto dal punto di vista sociale e geopolitico. A trent’anni esatti da allora, raccontiamo – a modo nostro – l’Italia, l’Europa e il mondo di quei giorni. Le storie, i protagonisti, gli aneddoti. Di ciò che era, di cosa è restato. (p.g.c.)

Marchena si infila nello spazio e la passa a Jara in area che però è marcatissimo. ‘Sente’, perché non può vederlo, Juan Cayasso che arriva dietro di lui e con un tacco geniale lo serve. Il 14 tira e trafigge Leighton: è il primo, storico gol della Costa Rica ai mondiali. Un’avventura cominciata proprio quel pomeriggio, a Genova, l’11 giugno del 1990: Italia ’90 è appena iniziato, Schillaci ha inaugurato le notti magiche, Omam Biyik ha tirato un brutto scherzo a Maradona e ai campioni del mondo in carica, Careca ha dato la vittoria a un Brasile così così. L’Italia ha l’incubo hooligans e guarda con simpatia e curiosità a quel popolo colorato e allegro. Ai ticos, quei ragazzi sempre sorridenti in maglia rossa, guidati da quel tipo eccentrico che l’Italia l’aveva solo sfiorata per due mesi, a Udine: Bora Milutinovic.

Marchena, Jara, Cayasso e gli altri ticos dunque: tutti sconosciuti, tutti impegnati a giocare in patria, nel Saprissa, nell’Herediano, nell’Alajuelense. Nel girone con Brasile, Svezia e Scozia faranno da squadra materasso. Lo pensano tutti. E dire che erano in Italia già da un mese e oltre: in Val D’Aosta, in un ritiro che l’eroe di quel giorno, di quel mondiale e della storia della nazionale di calcio ticos, Juan Cayasso, ricorda bene. Dal suo ufficio di Puerto Limon, Cayasso, che oggi lavora per il Governo sempre in ambito sportivo è sorridente come allora: “Siamo nel paese più felice del mondo eh”.

E dire che in Italia i ticos erano arrivati che neppure erano qualificati: “Sì, un rischio enorme della federazione a mandarci in tournée in Europa prima di essere matematicamente certi di partecipare al mondiale: “Noi avevamo giocato l’ultima partita contro El Salvador, vincendo, ma dovevano arrivare alcuni risultati positivi, in particolare gli Usa non dovevano vincere col Guatemala. Finì zero a zero: che salti e che balli coi miei compagni nella hall di quell’albergo in Val d’Aosta”.

E se l’emozione di quei giovanotti è grande, in patria le attese lo sono di più, nonostante sia l’esordio assoluto: la federazione aveva scelto Milutinovic per i mondiali, sostituendo l’allenatore che aveva raggiunto la qualificazione. Insomma, ai ragazzi del Costa Rica tremano le gambe: “Perdemmo tutte le amichevoli che giocammo. Tutte. Perché – racconta Cayasso – tra emozione, nervosismo e anche l’eccitazione per la possibilità di essere notati da squadre d’Italia, Spagna, Germania facemmo malissimo”.

E sì, i ticos vengono accolti con simpatia, ma anche con un’etichetta gigante di squadra materasso appiccicata addosso. Durerà fino ai primi minuti dell’esordio. La Scozia non è certo irresistibile, però vanta giocatori del calibro di Ally McCoist, Mo Johnston, Gordon Durie, Gary McAllister: gente che gioca in Premier, non nel campionato costaricano. Ma i ragazzi di Bora corrono, il concetto di allegria lo disapplicano totalmente quando si difendono e sono pure niente male tecnicamente.

E infatti vanno in vantaggio, con un capolavoro di azione finalizzato da Cayasso. Il paese ancora ricorda quel gol e celebra Juan come un eroe: “In quel momento – racconta il calciatore – mi è passata davanti tutta la mia carriera, gli infortuni, i sacrifici della famiglia, il sogno di giocare un Mondiale, la gente del mio paese: ma è difficile descriverlo”.

Finisce 1 a 0: esordio con vittoria e sogni impensabili che si affacciano per la nazionale e per l’intero paese. “Fino a quel momento – racconta Juan che ha pure scritto un libro su quel gol – nessuno aveva mai neppure lontanamente pensato di raggiungere ‘round 16’ (gli ottavi, ndr). Ma dopo quella partita, pure se all’epoca non c’era internet, ci dicevano che il paese era impazzito. Nei giorni successivi vedere le foto sui giornali dei nostri concittadini in strada fu commovente, davvero”.

La Costa Rica diede filo da torcere al Brasile, che alla fine la spuntò a fatica con un gol di Muller. E vinse ancora contro la Svezia, con gol di Flores e di Hernan Medford che giocò poi a Foggia. La qualificazione agli ottavi diventa realtà: i costaricani tennero testa per un’ora alla Cecoslovacchia di Skhuravy, per poi perdere 4 a 1.

Alcuni di loro furono notati dalle squadre europee, tra questi anche lo stesso Cayasso che all’epoca aveva 28 anni e fu acquistato dai Kikers di Stoccarda, dove restò per due anni ottenendo anche una promozione in Bundesliga: “Bellissima esperienza, sono stato il primo calciatore costaricano ad essere comprato fuori dalla Costa Rica dopo 32 anni e il primo a giocare in Bundesliga”.

Sono passati 30 anni ma ancora oggi bazzicando i social è facile notare quanto Cayasso sia ancora un eroe in patria per quel gol. I costaricani lo trattano da leggenda, gli chiedono foto, gli lasciano commenti imploranti: “E’ incredibile, davvero. Mi chiamano al telefono, mettono video di quel gol alla Scozia, mi chiamano per interviste in radio e in tv: mi fanno sentire come se quell’evento fosse ieri e a volte brindo con qualche buon bicchiere di vino. Sì, perché il fatto che Dio abbia scelto proprio me, Juan Cayasso Reid, come primo giocatore del Costa Rica a segnare in un mondiale va festeggiato”. Cin Cin Juan: buon anniversario.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Prestò la sua voce per un film, ma non sapeva fosse porno: il telecronista Auriemma querela il regista Mario Salieri (che viene assolto)

next
Articolo Successivo

Europeo 1980, le notti tristi dieci anni prima di quelle magiche: calcioscomesse, stadi italiani vuoti e un quarto posto da dimenticare

next