Mentre a Roma al ministero dell’Istruzione si studiano le linee guida per la riapertura delle scuole a settembre, in Veneto, la Regione ha deciso di spalancare le porte degli Istituti professionali. Il motivo? Consentire agli oltre 7mila studenti che li frequentano di tornare a vedersi e di prepararsi al meglio per gli esami di qualifica e per il diploma.

A dare il via libera al ritorno in classe è stata l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan che ha fatto il tutto garantendo la sicurezza igienico sanitaria: “Noi abbiamo dimostrato che si può fare. Ho fatto in modo che i ragazzi potessero tornare tra i banchi per recuperare, per salutarsi, per preparare l’esame e ogni scuola ha avuto l’autonomia di decidere come e dove”. Da palazzo Balbi non è partita alcuna richiesta di autorizzazione al ministero dell’Istruzione o a quello della Salute: gli Istituti professionali, a differenza di altre scuole, infatti, sono di competenza della stessa Regione. Il Veneto, comunque, di comune accordo con i dirigenti scolastici ha assicurato il rispetto delle regole previste: “Abbiamo adottato le indicazioni che il Comitato tecnico scientifico ha designato per l’esame di maturità. Il distanziamento è assicurato, la mascherina anche, qualora non fosse possibile stare lontani più di un metro”, spiega ancora l’assessore, sottolineando che “le entrate e le uscite sono diversificate” e che “non c’è alcun assembramento”.

E così, tra gli altri, sono tornati in classe anche i 250 allievi dell’istituto “Alberghiero” di Valdobbiadene, che ha il 12% di studenti di origine cinese. Una parte dei ragazzi ha anche svolto una prova d’esame che quest’anno ha come argomento il rilancio del made in Italy. Anche l’Enaip di Padova ha scelto di riaprire la scuola. Qui i formatori si sono presentati con la visiera (come quella delle sale di terapia intensiva ndr.) e l’ingresso in aula è stato consentito a gruppi di 5 o 7 ragazzi alla volta.

In tutto circa il 70% degli Istituti professionali ha “optato per la ripresa”, come spiega Donazzan. “La richiesta di ricominciare a fare lezione a scuola mi è arrivata direttamente dai dirigenti scolastici – continua l’assessore – che hanno lavorato con me per raggiungere l’obiettivo. Chiaramente siamo riusciti a ripartire anche perché sono tornati in classe solo gli studenti di terza e quarta, quelli che devono sostenere le prove e il numero è tale da poter gestire nel migliore dei modi gli spazi. In ogni caso noi siamo gli unici in Italia ad aver fatto un’operazione di questo genere senza aspettare le linee guida della ministra Azzolina. Siamo a metà giugno e non c’è ancora alcuna idea sul come ripartire, in viale Trastevere sono in estremo ritardo. La Azzolina si è dimostrata incompetente”. L’accusa è diretta a Roma: “In questo modo mettono in difficoltà gli enti locali che devono sapere al più presto quali saranno le regole e i modi per ricominciare a fare scuola a settembre”. Intanto al Miur i ben informati garantiscono che il documento sulla ripartenza firmato dalla ministra sarà pronto entro la prossima settimana. Ma sul caso Veneto nessuno commenta né al Miur né al ministero della Salute.

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