Gli appartenenti alla generazione dei baby boomer americani si ricordano bene il 1968. Quello fu un anno traumatico per tutti. I giovani sedevano davanti alla Tv insieme ai genitori mentre il governo gestiva una lotteria dove i numeri corrispondevano alle date di nascita e la posta era la loro vita. I più anziani si domandavano a che serviva la guerra nel Vietnam, specialmente nell’ottica della vittoria della seconda guerra mondiale. Nel paese la tensione era altissima e scontri e manifestazioni erano all’ordine del giorno. Poi iniziarono gli assassinii politici, Martin Luther King e Bobby Kennedy, vennero falciati da forze endemiche, le stesse che avevano messo fine secoli prima all’operato di altri grandi leader americani, forze resuscitate dalle tensioni sociali della fine degli anni Sessanta.

Gli afro-americani erano in fermento, volevano porre fine alle diseguaglianze, al razzismo e i bianchi erano in fermento perché non volevano quella guerra lontana. La polizia era brutale, specialmente nei confronti dei primi.

Come il 2020, annus horribilis americano, il 1968 era un anno elettorale che avrebbe portato alla Casa Bianca Richard Nixon, un repubblicano che adesso sappiamo era senza scrupoli, ma che allora sembrava ben incarnare i valori conservatori di quell’America agiata che grazie al Piano Marshall stava diventando ancora più ricca. Un’America bianca, naturalmente.

La campagna elettorale si svolse sullo sfondo della contestazione contro la guerra nel Vietnam, degli assassinii politici e degli scontri nelle strade. Esattamente come oggi, mentre l’America scivolava nel caos gli indici di borsa salivano. I mercati e le élite che nel 1968 li gestivano avevano fiducia nella vittoria di Nixon, erano certi che il futuro presidente ed il suo partito avrebbero mantenuto l’ordine ed i privilegi di cui l’alta finanza aveva sempre goduto.

Nixon intuì l’importanza di presentarsi come il difensore dello status quo, il garante dell’ordine e sfruttò al massimo le tensioni del 1968. Oggi Donald Trump sta facendo la stessa cosa. Da febbraio ha trasformato la pandemia in una piattaforma elettorale giornaliera e da due settimane le manifestazioni e gli scontri di piazza nell’antitesi della ‘sua America’. Trump è il nuovo Nixon, un abile imbroglione.

Gli americani ricordano bene che fine ha fatto Richard Nixon come non hanno dimenticato il danno economico inflitto dalla sua presidenza. Per finanziare la guerra in Vietnam Nixon usò le riserve auree del paese, lo fece nascostamente ma alla fine fu costretto ad ammetterlo. E così nel 1971 si pose fine alla convertibilità del dollaro. Un’umiliazione per la grande America ma anche un bel problema economico. Ondate deflazioniste ed inflazioniste si abbatterono sull’economia americana che rimase depressa fino all’inizio degli anni Novanta.

Donald Trump è altrettanto irresponsabile. Sta combattendo il Covid-19 stampando carta monete e distribuendola a pioggia, senza una logica sociale. In questo modo sostiene Wall Street, suo cavallo di battaglia da sempre. Ma come quello di Nixon, l’escamotage monetario è un boomerang, funziona nel breve periodo e poi torna indietro con nuovi problemi.

L’altra mortalità tra gli afro-americani, appena il 13 per cento della popolazione, ma di gran lunga la maggioranza dei deceduti, poteva essere evitata con i test, i tamponi, agli aiuti finanziari per migliorare le condizioni di vita e di lavoro di questo segmento della popolazione.

Le tensioni sociali potevano essere evitate se si fosse agito per tempo. Da sempre gli afro-americani muoiono per mano dei poliziotti, nel 1992 Rodney King venne ucciso a Los Angeles in un modo simile all’esecuzione di George Floyd. La scena venne ripresa da un passante che aveva una video camera ed i network la mostrarono. Quasi trent’anni dopo ce la ritroviamo davanti. Non va bene, non va affatto bene.

La speranza è che il 2020 non finisca a novembre come il 1968, la speranza è che Trump non riesca a spuntarla questa volta e che il vento della riforma sia talmente forte da scuotere anche il moderatissimo candidato democratico, Joe Biden. La speranza è che questa volta qualcosa davvero cambi.

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