Si chiama Violante Guidotti Bentivoglio, è moglie di Carlo Calenda, manager e madre di tre figli. E ha deciso di concedere un’intervista al settimanale Io Donna, pur essendo schiva e riservata. Perché? Per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione riguardo al cancro al seno: “Nel 2017, dopo tre mesi di mal di testa atroci, lividi, dolori alle ossa mi ricoverano d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma con una diagnosi di leucemia. I sintomi sono quelli “da manuale” della patologia, a cui io non avevo dato importanza. Gli esami eseguiti per inquadrare meglio la situazione, rivelano che c’è anche un tumore del seno. Non possono intervenire subito, però, perché la chemioterapia impiegata per combattere la leucemia riduce drammaticamente le difese immunitarie. Ma ho la “fortuna” che quella chemio valga anche per la neoplasia al seno. Finito il ciclo, mi operano e seguo poi l’iter normale della cura, facendo la radioterapia. Per vincere la leucemia, che si riaffaccia, mi sottopongo poi al trapianto di midollo osseo“. Un racconto secco, quello di Violante. Che però continua: “Il mio percorso sarebbe stato meno tormentato, se non avessi trascurato quei segnali? Non lo so, certo è che per i tumori del sangue, come la leucemia, non si può fare prevenzione. Per il tumore al seno, sì“.

La moglie di Carlo Calenda racconta di essere stata coinvolta dal professor Masetti, direttore dell’unità operativa di senologia del Gemelli, nella Komen Italia, una onlus che cerca di sensibilizzare quanto all’importanza della prevenzione. “Il legame con gli altri diventa la forza, ti insegna che la rabbia che ti cova dentro non aiuta a guarire – ha raccontato ancora – Se non la incanali per combattere, per te e per gli altri. Il tumore porta con sé un dolore atroce, e una sofferenza psicologica impressionante“. La famiglia vicina ha ha cercato di tirarla su: “Mi proibivano di lagnarmi”. Il marito? “Sono nata ad agosto e mio marito Carlo per il compleanno, un mese prima del ricovero in ospedale per il trapianto di midollo osseo, mi ha regalato un enorme collage di foto degli amici, della famiglia, dei figli, di tutte le persone che mi sono state vicine con la scritta “Daje Viola”, “Daje mamma!!!”. Questo enorme quadro è venuto con me nel reparto dei trapiantati del Gemelli e a lui rivolgevo lo sguardo in quelle giornate in cui oltre ad alzare lo sguardo non riuscivo a fare altro. Mi dava forza”.

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