Cari esperti,
chi vi scrive è solo un maestro di campagna che da qualche anno insegna in piccoli paesi, persino in frazioni. So che non prenderete in considerazione le mie riflessioni ma mi auguro che qualcuno almeno le legga. La prima domanda che mi viene spontaneo farvi è: ma quand’è stata l’ultima volta che siete entrati in una scuola? E dove?

Perché da quello che avete scritto nel documento presentato alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, sembra che viviate in un altro Paese, in Svezia o forse in Svizzera dove gli ambienti scolastici sono ben diversi dai nostri. Ho l’impressione che non abbiate mai letto nemmeno il rapporto annuale di “Cittadinanzattiva” sull’edilizia scolastica.

Chiedete che vi sia nelle classi un metro di distanza tra un banco e l’altro. Ma le avete viste le nostre aule? Ci stanno 20-22 bambini accalcati. Spesso non c’è nemmeno lo spazio per camminare tra i banchi. Pensare di avere un distanziamento come quello prospettato significa spezzare la classe. Dividere il gruppo vuol dire avere altri spazi che non sempre ci sono.

Vogliamo pensare al miracolo ovvero al fatto che i nostri enti locali costruiranno in tre mesi nuove scuole o nuove aule? Ma davvero credete che questo sia possibile?Altra possibilità è quella di fare dei turni al mattino e al pomeriggio ma in questo caso andremmo incontro alla necessità di avere del personale docente in quantità maggiore.

Altra questione: la didattica. I maestri sanno che il lavoro in aula è condizionato dall’arredamento scolastico. Con i banchi distanti l’uno dall’altro un metro non si potrà altro che fare lezioni frontali tornando indietro nel tempo. La disposizione dei banchi non è mai casuale. Addio al lavoro di gruppo. A che scuola avete pensato dando queste indicazioni impossibili da realizzare nelle scuole italiane? I metri, poi, diventano due se siamo in palestra. Certo, avrete pensato che lì c’è più spazio e quindi è possibile.

Ma che si fa in palestra? Cos’è l’educazione motoria per dei bambini? Ho l’impressione che non abbiate parlato con alcun insegnante di educazione fisica della scuola primaria: che lezione di motoria si può fare divisi a due metri di distanza? Addio al gioco, elemento fondamentale nella scuola primaria. Torneremo a fare flessioni ed esercizi individuali.

Ma passiamo alla questione mensa. Anche qui si chiede di rispettare le distanze di un metro. Ora anche in questo caso ho l’impressione che nessuno di voi sia mai entrato in un refettorio: in mensa ci sono tavoli da sei proprio per contenere lo spazio che in genere è molto ridotto. Spesso si tratta di aule trasformate dai Comuni in mense. So già la vostra risposta prevista dal documento: turnazioni oppure “lunch box”.

Nel documento non è chiaro chi dovrà fornire la “schiscetta”. Le famiglie? Il Comune? Che costi avrà tutto ciò? Se i bambini mangeranno nelle singole aule di quanti insegnanti avremo bisogno per fare vigilanza? E poi se il pasto sarà portato da casa dove sono finite tutte le ritrosie dei mesi scorsi su questa questione?

Infine non possiamo non parlare degli ingressi e delle uscite dalle scuole. Gli esperti pensano a entrate scaglionate. Quante ore ci metteranno nelle scuole dove esiste la prima A, B, C, D. E, F e poi la seconda A, B, C, D, E e via dicendo?

Non ci resta, cari esperti, che aspettare le indicazioni della task force del ministero che con una riservatezza pari a quella dei Servizi Segreti ha elaborato una lettera e un documento già nelle mani della ministra ma che il mondo della scuola e le famiglie non possono conoscere in ragione di chissà quale segreto di Stato.

Scusate, cari esperti, io son solo un maestro ma forse nel vostro comitato uno di noi vi avrebbe chiarito le idee sulla scuola italiana.

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