La via della riforma del Consiglio superiore della magistratura, ormai ritenuta indispensabile dopo l’ultima ondata di intercettazioni con protagonista il pm Luca Palamara, sembra tracciata. È stato raggiunto, secondo indiscrezioni che arrivano dal ministero della Giustizia, “un accordo di massima in maggioranza” sul nuovo sistema elettorale per il Csm che vedrà l’introduzione del doppio turno, prevedendo il ballottaggio. Il testo è in fase di definizione e si vedrà nei prossimi giorni se l’esito del vertice di maggioranza in Via Arenula approderà davanti al consiglio dei ministro come auspicato dal Guardasigilli, Alfonso Bonafede. Secondo quanto apprende il fattoquotidiano.it ogni elettore esprime due preferenze di genere diverso. I primi due andranno al ballottaggio, i collegi saranno una ventina ed esprimeranno un consigliere.

Il ministro, dopo la frattura all’interno dell’Anm con le dimissioni dei vertici, ha dichiarato che “il terremoto” che sta investendo la magistratura “impone una risposta tempestiva delle Istituzioni”. La prossima settimana si procederà con il confronto con le opposizioni e con gli addetti ai lavori. La riforma è apprezzata dal presidente (dimissionario) dell’Anm Luca Poniz relativa allo stop alle porte girevoli tra politica e magistratura. “Mi piace molto che chi sceglie la politica non possa poi tornare a funzioni giurisdizionali”, ha detto intervistato da Sky. Tra gli altri aspetti positivi del progetto legislativo Poniz ha citato la riduzione degli incarichi semidirettivi e il controllo più penetrante del Csm sulle procure. Quanto invece alla riforma elettorale del Csm “oggi sembra cruciale ma non è esaustiva dei problemi”. Dichiarazione arrivata prima dell’annuncio di un accordo.

Certo è che il percorso non è facile – considerata la rilevanza della materia, che tocca organi costituzionali – ma ormai un cambiamento rispetto al passato viene considerato imprescindibile. Le manovre per pilotare nomine, le pressioni e gli accordi, emersi dall’inchiesta di Perugia, sono condannati da tutte le forze politiche. L’obiettivo è dunque quello di portare il testo in Cdm la prossima settimana, “considerato che già prima dell’emergenza coronavirus avevamo trovato un’intesa di massima”, aveva detto ieri il ministro, sottolineando comunque l’importanza di un confronto con le opposizioni. Per le nomine ai vertici degli uffici giudiziari, che sono al centro dello scandalo, si pensa di introdurre “oggettivi criteri meritocratici”. E poi, un nuovo sistema elettorale “che sfugga alle logiche correntizie”. E ancora: “il blocco definitivo delle porte girevoli fra politica e magistratura: chi sceglie di entrare in politica deve essere consapevole che non potrà tornare a fare il magistrato“. Sarà un regola stringente che si applicherà a chi ricopre cariche politiche elettive o di governo, anche a livello territoriale,inclusi i sindaci dei Comuni con più di 100mila abitanti.

C’è anche una stretta per i magistrati che vanno a ricoprire incarichi dirigenziali nei ministeri o presso altre istituzioni e per gli ex consiglieri del Csm: per evitare che possano avvantaggiarsi di queste esperienze, non potranno concorrere per un determinato periodo di tempo per incarichi apicali. Non si tratta di “norme punitive” per la magistratura, tutt’altro: sono a tutela della “stragrande maggioranza” dei giudici, “che non merita di essere trascinata, come sta avvenendo, nelle squallide paludi delle polemiche”.

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