La principessa Diana poteva salvarsi. Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase da quel 31 agosto del 1997 in cui la principessa morì in un terribile incidente d’auto a Parigi assieme al compagno Dodi Al Fayed e al loro bodyguard. Ora però il professor Richard Shepherd, il patologo che nel 2004 indagò sullo schianto, ha rivelato in un’intervista al settimanale Oggi alcuni retroscena inediti che chiariscono una volta per tutte quali errori sono stati commessi dai soccorritori e perché Lady D poteva effettivamente salvarsi.

“Bisogna fare delle nuove ricerche, chiedere delle informazioni più approfondite. In questo caso, ho trovato delle foto scattate durante l’autopsia di Henri Paul, l’autista della Mercedes S280 nella quale Diana trovò la morte, che dimostrano come le provette del sangue furono estratte in un luogo diverso da quello citato nell’autopsia – ha rivelato il patologo -. Inoltre, nel sangue dell’autista c’era un’incredibile quantità di monossido di carbonio. E questo ha creato nuovi misteri“.

“Il monossido di carbonio nel sangue di Henri Paul rimane un mistero – ha proseguito il dottor Shepherd -. Ci sono tante possibilità. In realtà, il sangue non fu depositato correttamente, quindi non possiamo né escludere né confermare nulla. Fatto sta che l’autista con tutto quel monossido di carbonio era come annebbiato, fuori combattimento. Il monossido di carbonio blocca la circolazione di ossigeno nel sangue; di conseguenza, il cervello e altri organi ne soffrono. Questo porta a mal di testa, confusione, incapacità di pensare e un pessimo senso di orientamento“.

“Non è stato mai possibile chiarire questo punto. È anche molto strano che nel sangue dell’autista siano state trovate tracce di una medicina che viene usata contro i vermi nell’intestino dei bambini. La provenienza di alcune prove sanguigne dell’autista deve essere messa in dubbio, perché esse non sono state trattate con la necessaria precisione e documentate con la necessaria disciplina – ha proseguito -. Inoltre ci sono delle foto che confermano che alcuni prelievi di Henri Paul sono stati scambiati. Soltanto i prelievi nei quali venne individuato alcol sono senza dubbio dell’autista. Ci sono ancora alcuni fatti che non possono essere chiariti del tutto anche se l’inchiesta è costata 4 milioni di sterline (circa 3,3 milioni di euro, ndr). Nel 2004 ci siamo spostati con un team di poliziotti a Parigi. Abbiamo ispezionato il luogo dell’incidente, la carcassa della macchina. La polizia francese stranamente non ha cooperato con noi. Ho incontrato il medico legale che era di servizio quella notte. Quando le ho chiesto se fosse possibile che i prelievi del sangue potessero essere stati scambiati, è diventata molto silenziosa. Da allora ha detto qualcosa soltanto in presenza di una interprete e di un avvocato seduto accanto a lei. Tutto il resto rimane poco chiaro perché anche durante l’inchiesta nell’obitorio sono successe delle cose strane.”.

“Abbiamo controllato tutte le prove, i fatti accaduti subito dopo l’incidente, quelli da noi trovati nel 2004 e li abbiamo confrontati con le testimonianze delle persone e le teorie della stampa. Senza alcun dubbio è stato confermato che la macchina andava a una velocità di 100 km/h e si è scontrata con il pilastro numero 13 del tunnel dell’Alma. Diana e il suo compagno erano seduti dietro e non avevano allacciato la cintura di sicurezza -ha concluso il patologo -. Al momento dell’urto, Dodi si è “scontrato” con l’autista e sia lui che Dodi sono morti sul colpo. Sul sedile accanto all’autista c’era la guardia del corpo degli Al-Fayed. Di norma i bodyguard non allacciano la cintura di sicurezza in modo da poter saltare fuori dalla macchina qualora fosse necessario. Ma la corsa sulle strade di Parigi, seguiti dai paparazzi, deve essere sembrata troppo pericolosa, così lui ha preferito allacciarsi la cintura di sicurezza. In questo modo, durante lo schianto contro il pilastro di cemento, si è aperto l’airbag che ha frenato anche un po’ l’impatto della principessa Diana. Di conseguenza lei ha avuto soltanto qualche frattura ossea oltre a una costola rotta e per 45 minuti è rimasta cosciente, ha anche parlato ai soccorritori”.

Ma quindi Diana sarebbe sopravvissuta se si fosse allacciata la cintura di sicurezza? “Sì, non ho alcun dubbio – ha detto il professore -: se la sarebbe cavata con qualche livido e qualche costola rotta e avrebbe lasciato l’ospedale dopo pochi giorni. Lady Diana potrebbe essere ancora in vita anche se, invece del bodyguard, i soccorritori avessero portato lei per prima in ospedale. È stata vittima di una catena di avvenimenti sfortunati”.

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