A dicembre è stato arrestato nell’operazione “Rinascita Scott” perché ritenuto vicino al boss Pantaleone Mancuso e organico della cosca di Limbadi, ma continuava a percepire lo stipendio da infermiere che l’Asp di Reggio Calabria gli accreditava regolarmente sul suo conto corrente. Negli ultimi cinque mesi, infatti, nessuno si era accorto che Salvatore Rizzo non si è mai presentato all’ospedale di Polistena, dove prestava servizio, perché ristretto nel carcere di Avellino. Almeno fino al 18 maggio, quando l’Asp di Reggio, sciolta per infiltrazioni mafiose e gestita da commissari prefettizi, ha disposto la sospensione dell’infermiere. Un provvedimento che i vertici dell’Azienda sanitaria provinciale hanno preso non perché si sono accorti che il dipendente Salvatore Rizzo non stava lavorando ma solo perché l’avvocato Guido Contestabile, difensore dell’infermiere, ha comunicato all’Asp la detenzione del suo assistito.

Nella sua lettera, il legale ha chiarito che Rizzo si era dimenticato, “non certo volutamente, di informare l’Asp della triste vicenda che lo interessa”. Se questo è comprensibile, visto che l’infermiere si trova chiuso in un carcere con la pesante accusa di essere vicino alla cosca Mancuso, non lo è il fatto che la sua assenza dall’ospedale di Polistena non sia stata mai avvertita in cinque mesi né dai colleghi, né dai superiori e né dai vertici dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.

La notizia è apparsa sul sito del giornale locale Lacnews24 che stamattina ha provato a parlare con il direttore sanitario del presidio ospedaliero, Giuseppe Zuccarelli, il quale ha affermato: “Non so rispondere, io sono qui da un mese e mezzo”. Con il provvedimento del 18 maggio, l’Asp di Reggio ha ufficialmente sospeso dal servizio il dipendente arrestato e, con un ritardo di cinque mesi, ha disposto “la privazione della retribuzione per la durata della detenzione o, comunque, dello stato restrittivo della libertà”.

A Salvatore Rizzo, quindi, verranno corrisposti “un’indennità pari al 50% dello stipendio tabellare, nonché gli assegni del nucleo familiari e la retribuzione individuale di anzianità, ove spettanti”. Il settore economico dell’Asp, inoltre, “procederà al recupero delle somme corrisposte e non dovute dal 19 dicembre 2019”, cioè dalla data dell’arresto dell’infermiere, ex sindaco di Nicotera descritto dalla Dda di Catanzaro come “vicino a Pantaleone Mancuso alias ‘Scarpuni’, con il ruolo di partecipe” all’associazione mafiosa.

In particolare, secondo i pm, l’infemiere di Polistena avrebbe assicurato “la penetrazione dell’organizzazione nell’acquisizione e gestione di attività imprenditoriali, soprattutto nel campo ricettivo (come nel caso del villaggio Valtur di Nicotera), nonché aiutando il capo Luigi Mancuso a nascondersi e muoversi sul territorio, nel periodo in cui, lo stesso, si sottraeva all’applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale”.

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