Caro Vito, è un destino singolare il tuo. Ti ha portato ad essere presente e determinante in momenti cruciali della storia del Movimento 5 Stelle.

Ricordo come fosse ieri quando, insieme a Roberta Lombardi, irridevi, bullizzandolo un poco, il povero Pier Luigi Bersani che cercava un accordo col Pd prima dello stesso Grillo. Da allora, per il Movimento sono state tante le mobilitazioni, i risultati, i successi, fino a convincere gli italiani e a diventare il partito numero uno nel Parlamento.

Due o tre volte è cambiato lo statuto (o non-statuto, come arzigogolava Beppe Grillo) della associazione proprietaria del marchio M5S, ma tu, Vito, sei sempre stato lì, quando c’è stato da decidere in un momento cruciale. Ricordo la responsabilità dei Probiviri che hanno decretato chi poteva dirsi dentro al Movimento e chi no, perché in dieci anni ci sono state defezioni (per utilità personale o per delusione) ed espulsioni (per insufficiente ortodossia o mancati versamenti di quanto previsto dalle regole).

Poi è arrivato l’impensabile accordo con la Lega e ancora l’alleanza col nemico di sempre, il Pd, osteggiato e sbeffeggiato dai tempi di Bersani.

Tu eri sempre là, a decidere se sì o se no, nel ristretto gruppo dell’uno non vale uno.

Infine, il più recente momento cruciale della tua vita, quando ti hanno chiamato a mettere una pezza alla rapida sostituzione di un Luigi Di Maio spompato. Oggi si profila un’ennesima grave decisione che – come sempre – ti vedrà protagonista: il ‘superamento’ dei due mandati.

Si argomenta, per lo più online, che chi è diventato finalmente ‘competente’ non può essere perso dal Movimento. Che a persone che hanno dimostrato tanta capacità nelle Istituzioni sia un vero peccato rinunciare e quindi… Quindi sarebbe giusto, anzi sacrosanto, permettere a questi geni della politica di continuare la loro opera in Parlamento, nelle Regioni, nei Comuni, nei municipi. E perché no, magari farli passare da una istituzione all’altra per fare ancora più esperienza (tranne i municipi, nei quali effettivamente si guadagna troppo poco e dove il contatto con i cittadini è troppo diretto: si possono sempre rischiare i forconi).

Caro Vito, ecco, io ti ho voluto scrivere questa mia lettera prima delle assemblee che pomposamente qualcuno ha voluto denominare ‘Stati Generali’, forse pensando che Rousseau sarebbe stato contento.

Ti scrivo perché ricordo l’ingenuo convincimento che mi ha portato ad abbracciare il Movimento, dieci anni fa: che davvero ci fosse qualcuno che voleva portare i cittadini – tutti i cittadini – a farsi carico delle nostre Istituzioni democratiche, estromettendo furbi, ladri e corrotti. Soprattutto, facendo fuori i ‘professionisti della politica’.

Da questo nasceva la regola dei due mandati. Infatti venne irrisa immediatamente da tutti coloro che il Movimento individuava a ragione come ‘Casta’.

Il tuo predecessore si è inventato il ‘mandato zero’ per aprire la strada a quello che già si profila all’orizzonte, perché ne parli tu e ne parlano tante ‘identità’ online. Due mandati, ossia dieci anni (dieci anni!), sono pochi per delle persone che hanno imparato ‘come si fa’ la politica.

Affermare questa cosa dieci anni fa (toh, proprio la scadenza degli attuali due mandati di voi che siete nelle Istituzioni!) avrebbe fatto sbaraccare immediatamente ogni Vaffaday e lo stesso Grillo dalle piazze. Invece la gente, allora gli ha creduto. Ha creduto che davvero questo Movimento volesse portare quanti più cittadini possibile a decidere del destino della comunità. Ha creduto che non debbano esistere quei ‘professionisti della politica’, che avete sempre additato voi quando non lo eravate.

Oggi che ti sembra così indispensabile procrastinare le poltrone per non dissipare un ‘know how’, ti chiedo invece: perché tutti voi che da dieci anni state là a decidere non vi proponete invece di diventare padri nobili, consulenti e tutor di chi verrà? Così non si dissiperebbe proprio nulla, anzi, la conoscenza dei meccanismi istituzionali verrebbe diffusa esponenzialmente.

Oggi siete più di 300 là nel Parlamento. Più della metà al secondo mandato.

Sicuramente siete più che sufficienti ad aprire ‘scuole di politica’ gratuite (eh, sì) in tutto il Paese per far sì che tutti i cittadini possano pensare ancora che questo paese è loro. Loro. Non di una casta che sostituisce un’altra.

Ci vediamo agli ‘Stati Generali’, sperando di arrivarci con la possibilità di decidere ancora qualcosa tutti insieme.

Un caro saluto.

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