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di Bianca Leonardi

Ezio Bosso ci ha lasciati e con lui la sua eleganza e tutti quei troppi pochi anni densi di successi ineguagliabili e profondi dolori. Musicista, pianista, direttore d’orchestra e compositore ma non solo: durante la sua carriera, spesso sotto i riflettori, Ezio Bosso si è reso portavoce di doti ben più importanti di quelle professionali e che lo hanno reso, oltre che un Maestro nella musica, un Maestro nella vita.

Oggi tendiamo troppo spesso a idealizzare personaggi dello spettacolo, senza giusta ragione aggiungerei, ma Bosso era diverso e la sua diversità stava proprio nel non essere, nonostante la fama mondiale, un personaggio. Bosso è stato ed è rimasto una “persona”, oltre gli abbagli del successo, oltre il caos mediatico.
Spesso durante le interviste ha rimarcato il concetto di “oltre”, al quale era teneramente affezionato, sostenendo che “i silenzi sono quelli che ci fanno andare oltre”.

Bosso parlava spesso di silenzi, che erano per lui delle vere entità, riusciva a vedere la pienezza dove tutti noi vediamo il vuoto, ed è in questo che andava oltre, spingendosi sempre un passo più avanti di quello che è noto, arrivando all’essenza delle cose, della sua musica, della sua vita. È così difficile spesso mantenere l’integrità morale quando si è soggetti all’attenzione di un pubblico esigente e controverso, è così difficile riuscire ad essere diversi con il solo potere dell’educazione. Bosso è stato questo: l’esempio che la gentilezza non passa mai di moda, che la correttezza, la serietà e l’ambizione sono i motori che muovono il mondo.

Nato da padre operaio e destinato a diventare tale, ha passato la vita a combattere quel futuro che già gli era stato assegnato, ad essere diverso rimanendo fedele a se stesso. Portatore di bellezza, quella bellezza che arricchisce l’anima, quell’arte che si traduce in musica per cui ha speso la sua intera e troppo breve vita, sacrificando il suo corpo e prendendo per mano le sue paure pur di non doversi arrendere.

Le sue note, “che nessuna è mai l’ultima, perchè la fine di una è l’inizio di un’altra”, che hanno dato colore alla sua esistenza, e anche alla nostra probabilmente, sono ancora lì e resteranno come cifre indelebili di un’epoca spesso distratta ma che ancora sa apprezzare quello che di meraviglioso le viene donato.

“L’orchestra è la società ideale” affermava Bosso: quel posto dove ognuno dà il proprio contributo per la realizzazione di un obiettivo comune, dove l’ascolto è la base per migliorarci, che non corrisponde ad essere i migliori. Un invito alla solidarietà e all’altruismo quello di Bosso che, con dolcezza e fermezza, ci ha insegnato che non vince chi arriva primo ma chi sa aspettare gli altri per tagliare il traguardo insieme.

L’esistenza di questo grande Maestro di umiltà e lealtà non è stata sicuramente facile, non è stata sicuramente priva di ostacoli ma la sua grandezza, riflessa nella sua musica e nella sua anima, sono il risultato di una vita, sicuramente troppo breve, ma corsa senza rimpianti, quella vita in cui Bosso è riuscito ad essere la versione migliore di se stesso che è poi l’ambizione di tutti ma il successo di pochi.

La saggezza, bontà ed educazione di questo grande uomo, oltre che immenso professionista, ci portano alla triste e grandiosa consapevolezza che la sofferenza è la sola unica via per capire l’esistenza stessa, è il carburante che ci spinge ad essere migliori. Viviamo in una società miope, dove la paura di quello che non conosciamo ci rende immobili e ci smarrisce nella negazione e nel rifiuto di quella sola sofferenza che in realtà è un’opportunità per abbracciare e capire il nostro vero io.

È l’espressione di Bosso, con i suoi occhi colmi di coraggio, la testimonianza più vera della sua vittoria nella musica, nella vita e anche nella sua malattia, che è riuscito ad utilizzare come veicolo per la felicità.
Ezio Bosso oggi non c’è più ma noi siamo ancora qua, con le sue note e i suoi insegnamenti stretti al cuore.

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